Amianto sul tetto (eternit): cosa fare, obblighi e bonifica

Se hai l’amianto sul tetto (le classiche lastre ondulate in eternit), la legge non impone di rimuoverlo subito: impone di conoscerlo e tenerlo sotto controllo. Il proprietario deve far valutare lo stato di conservazione delle lastre, nominare un responsabile, avviare un programma di controllo e manutenzione e, se il materiale è degradato, procedere alla bonifica con una ditta abilitata: rimozione, incapsulamento o confinamento.

In questa guida trovi, passo per passo, come riconoscere una copertura in cemento-amianto, quando diventa pericolosa, quali obblighi hai come proprietario o datore di lavoro e come funziona l’iter di bonifica a Roma e nel Lazio, aggiornato alle novità introdotte dal D.Lgs. 213/2025.

Come capire se il tetto è in amianto

Le coperture in cemento-amianto sono state installate in Italia per decenni su capannoni, magazzini, box, rimesse agricole e condomini, fino al divieto introdotto dalla Legge 257/1992. Un tetto realizzato prima del 1992 con lastre ondulate grigie, spesso annerite o ricoperte di muschi, è quindi un candidato: ma l’aspetto da solo non basta, perché esistono lastre in fibrocemento senza amianto molto simili.

L’unico modo per avere una risposta certa è il campionamento eseguito da un tecnico qualificato, seguito da un’analisi di laboratorio con le metodiche previste dal DM 6 settembre 1994 (microscopia ottica o elettronica, diffrattometria, spettrofotometria). Il prelievo va fatto con le cautele necessarie a non liberare fibre e a lavorare in sicurezza in quota. Gruppo Alis dispone di un proprio laboratorio: trovi i dettagli nella pagina dedicata all’amianto.

Quando l’amianto sul tetto è pericoloso

Le lastre in eternit sono un materiale compatto: le fibre sono legate nella matrice cementizia e, finché la lastra è integra, il rilascio è contenuto. Il rischio aumenta quando la superficie si degrada per effetto di pioggia, gelo, sole e agenti biologici, oppure quando la lastra viene rotta, forata, segata o abrasa.

I segnali che devono far scattare una valutazione approfondita sono:

  • superficie erosa, con fibre affioranti o visibili al tatto;
  • crepe, rotture, fori o lastre mancanti;
  • sfaldamenti e scaglie, soprattutto sui bordi e in corrispondenza dei fissaggi;
  • muschi e licheni estesi, che aggrediscono la matrice cementizia;
  • accumuli di materiale polverulento nelle grondaie o nei pluviali.

Lo stato di conservazione si valuta con i criteri del DM 6 settembre 1994; diverse Regioni hanno poi adottato strumenti propri, come gli algoritmi basati su un indice di degrado, che traducono il sopralluogo in un punteggio e in una tempistica di intervento. Nel Lazio conviene fare riferimento alle indicazioni della ASL competente. Il risultato della valutazione del rischio amianto stabilisce se basta il controllo periodico o se occorre programmare la bonifica.

Gli obblighi del proprietario e del datore di lavoro

La normativa non obbliga a rimuovere una copertura in buono stato, ma obbliga a gestirla. Per il proprietario dell’immobile (o l’amministratore, in condominio) il DM 6 settembre 1994 prevede in sintesi di:

  • designare un responsabile con il compito di controllare e coordinare tutte le attività che possono interessare i materiali contenenti amianto;
  • predisporre un programma di controllo e manutenzione, con ispezioni periodiche e registrazione degli interventi;
  • conservare la documentazione sulla collocazione dei materiali e mettere a disposizione le informazioni a chi deve lavorare sull’edificio;
  • informare gli occupanti sulla presenza di amianto e sui comportamenti da evitare;
  • attivare la bonifica quando la valutazione lo richiede.

Se la copertura è in un luogo di lavoro, il datore di lavoro deve considerare l’amianto nel documento di valutazione dei rischi e rispettare il Titolo IX, Capo III del D.Lgs. 81/2008. Il D.Lgs. 213/2025, che ha recepito la direttiva (UE) 2023/2668, ha rafforzato gli obblighi preliminari: prima di lavori di demolizione o manutenzione su edifici costruiti prima dell’entrata in vigore della Legge 257/1992, il datore di lavoro deve raccogliere informazioni dal proprietario e, se non ci sono dati certi, far eseguire un esame da un operatore qualificato. Il quadro si completa con il censimento e la mappatura previsti dal DM 101/2003 e dai piani regionali: trovi un approfondimento nella pagina su gestione e censimento dell’amianto.

In caso di inerzia, il Comune può emettere un’ordinanza di messa in sicurezza o di rimozione, con spese a carico del proprietario.

Cosa non fare mai su un tetto in eternit

Molti rilasci di fibre nascono da interventi fatti in buona fede. Su una copertura in cemento-amianto non bisogna:

  • pulirla con idropulitrice, spazzole o raschietti;
  • forarla, tagliarla o fissarvi sopra staffe e antenne;
  • camminarci sopra: le lastre non sono pedonabili e il rischio di sfondamento e caduta dall’alto è molto alto (l’art. 148 del D.Lgs. 81/2008 impone di accertare la resistenza della copertura e adottare misure contro le cadute);
  • installare pannelli fotovoltaici direttamente sulle lastre senza un intervento di bonifica;
  • smontare e gettare le lastre da soli: lo smaltimento abusivo è punito e disperde fibre nell’ambiente.
Lastre ondulate in cemento amianto rimosse da un tetto e accatastate

Rimozione, incapsulamento o confinamento

Il DM 6 settembre 1994 prevede tre metodi di bonifica. La scelta dipende dallo stato delle lastre, dalla struttura dell’edificio, dall’uso che se ne vuole fare e dai costi nel tempo.

Rimozione

Elimina definitivamente il problema e non richiede più controlli periodici. È l’intervento più impegnativo: comporta la produzione di rifiuti pericolosi (codice EER 17 06 05*), il trasporto in discarica autorizzata e il rifacimento della copertura. Costi e tempi a Roma sono approfonditi nella guida sulla rimozione dell’amianto a Roma e nel Lazio.

Incapsulamento

Consiste nel trattare le lastre con prodotti penetranti o ricoprenti che inglobano le fibre. I rivestimenti incapsulanti devono rispettare i requisiti del DM 20 agosto 1999. È una soluzione più economica, adatta a lastre ancora in discrete condizioni, ma l’amianto resta sul tetto: servono controlli periodici e, nel tempo, il trattamento va ripetuto.

Confinamento (sovracopertura)

Si realizza una nuova copertura sopra quella esistente, dopo averla incapsulata. Evita la movimentazione delle lastre, ma richiede che la struttura sopporti il carico aggiuntivo e lascia comunque il materiale nell’edificio, con gli obblighi di gestione che ne derivano.

L’iter della bonifica passo per passo

  1. Sopralluogo e valutazione dello stato di conservazione, con eventuale campionamento.
  2. Scelta del metodo e affidamento a un’impresa iscritta all’Albo Nazionale Gestori Ambientali in categoria 10A (materiali compatti).
  3. Piano di lavoro: l’impresa lo trasmette all’organo di vigilanza della ASL (nel Lazio lo SPreSAL) almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, come previsto dall’art. 256 del D.Lgs. 81/2008, salvo i casi di urgenza.
  4. Cantiere: lavoratori formati e sottoposti a sorveglianza sanitaria, DPI adeguati, lastre bagnate con prodotti fissanti, rimosse senza romperle e confezionate in imballaggi a tenuta; il valore limite di esposizione è di 0,01 fibre/cm³.
  5. Trasporto e smaltimento con formulario dei rifiuti verso un impianto autorizzato.
  6. Chiusura: documentazione di fine lavori e, se richiesti, monitoraggi delle fibre aerodisperse.

Per un quadro generale sulle procedure di gestione dei rifiuti puoi leggere anche l’articolo su smaltimento dell’amianto: rischi e iter burocratico.

Domande frequenti

È obbligatorio rimuovere un tetto in eternit?

No, non esiste un obbligo generale di rimozione. È obbligatorio valutarne lo stato e gestirlo con un programma di controllo; se la valutazione rileva un degrado significativo, la bonifica diventa necessaria nei tempi indicati.

Posso togliere l’amianto dal tetto da solo?

Di regola no: la rimozione di coperture in cemento-amianto spetta a imprese iscritte all’Albo Gestori Ambientali, con piano di lavoro presentato alla ASL. Alcune Regioni prevedono procedure semplificate per piccoli quantitativi in ambito domestico: prima di qualsiasi intervento informati presso ASL e Comune.

Ogni quanto va controllato il tetto in amianto?

La frequenza è fissata nel programma di controllo e manutenzione in base allo stato delle lastre. Nella prassi le ispezioni sono almeno annuali e vanno ripetute dopo eventi come grandinate o forti raffiche di vento.

Posso installare il fotovoltaico sopra l’eternit?

Non direttamente sulle lastre. Occorre prima bonificare la copertura, con rimozione oppure con incapsulamento e sovracopertura, tramite impresa abilitata e piano di lavoro.

In condominio chi paga la bonifica del tetto?

Se la copertura è una parte comune, le spese sono ripartite tra i condomini secondo le regole del codice civile e le tabelle millesimali; l’amministratore deve attivare la valutazione e portare la decisione in assemblea.

Gruppo Alis dal 1996 affianca le imprese, i condomini e i privati di Roma e del Lazio nella gestione dell’amianto: sopralluoghi, campionamenti e analisi nel nostro laboratorio, valutazione dello stato di conservazione, programmi di controllo, supporto nella scelta della bonifica e monitoraggi di fine lavori. Scopri anche i nostri servizi amianto per privati. Chiama lo 06 81174371 o scrivici dalla pagina Contatti.

Fonti: Legge 27 marzo 1992, n. 257; DM Sanità 6 settembre 1994; DM 20 agosto 1999; DM Ambiente 18 marzo 2003, n. 101; D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81 (artt. 148, 246-261); D.Lgs. 31 dicembre 2025, n. 213 (recepimento direttiva UE 2023/2668).

Serve supporto su questo tema?

I tecnici di Gruppo Alis affiancano aziende ed enti di Roma su sicurezza sul lavoro, valutazione dei rischi, ambiente e formazione obbligatoria. Raccontaci la tua situazione: ti diciamo come procedere.

Potrebbe interessarti

Oppure scrivici