Con l’arrivo dell’inverno il freddo torna a essere un rischio da valutare, non solo un disagio. Riguarda chi lavora all’aperto (cantieri, manutenzione stradale, agricoltura, logistica) ma anche chi lavora tutto l’anno in celle frigorifere e ambienti refrigerati. A gennaio 2026 l’INAIL ha rilanciato le indicazioni dell’agenzia europea EU-OSHA sul lavoro al freddo. In questa guida vediamo quali sono gli effetti sulla salute, cosa dice la legge, come si valuta il rischio e quali misure adottare prima che arrivino le giornate più fredde.
Quando un ambiente di lavoro è freddo
Secondo EU-OSHA un ambiente è freddo quando le condizioni climatiche o microclimatiche fanno perdere al corpo una quantità significativa di calore. Non serve scendere sotto zero. I problemi possono comparire già sotto i 10 °C e diventano più seri sotto i 5 °C, soprattutto con vento, pioggia e umidità, che aumentano molto la dispersione di calore. Una giornata a 6 °C con vento e pioggia, su un ponteggio, può essere più pericolosa di una giornata a zero gradi asciutta e senza vento.
Gli effetti sulla salute e sulla sicurezza
- Ipotermia: la temperatura interna scende sotto i 35 °C. Compaiono brividi intensi, confusione, sonnolenza e perdita di coordinazione.
- Lesioni da freddo localizzate: congelamento di dita, orecchie e naso, geloni, piede da trincea quando i piedi restano a lungo bagnati e freddi.
- Calo della destrezza: con le mani fredde la presa e la sensibilità peggiorano. Sotto i 15 °C di temperatura della pelle delle mani diventa difficile usare attrezzi e comandi in sicurezza.
- Più errori e più infortuni: il freddo distrae, rallenta i tempi di reazione e porta a scorciatoie, come togliere i guanti per lavorare meglio.
- Stress cardiovascolare e respiratorio, più pericoloso per chi ha già patologie.

Chi è più esposto
- lavoratori dell’edilizia, soprattutto in quota e nelle prime ore del mattino;
- addetti a manutenzione stradale, reti e impianti, agricoltura, trasporti e logistica;
- chi lavora in celle frigorifere, magazzini refrigerati, industria alimentare e farmaceutica, dove l’esposizione dura tutto l’anno;
- lavoratori con condizioni personali che li rendono più sensibili, da valutare insieme al medico competente;
- chi lavora da solo, perché i primi segni di ipotermia sono difficili da riconoscere su se stessi.
Gli obblighi del datore di lavoro
Il D.Lgs. 81/2008 non ha un titolo dedicato al freddo, ma gli obblighi ci sono:
- l’art. 28 impone di valutare tutti i rischi, compresi quelli legati al microclima, e di riportarli nel DVR;
- l’Allegato IV chiede che la temperatura nei luoghi di lavoro chiusi sia adeguata all’organismo umano e all’attività svolta, e che i lavoratori all’aperto siano protetti dagli agenti atmosferici;
- il Titolo III regola la scelta e la fornitura dei dispositivi di protezione individuale;
- gli artt. 36 e 37 prevedono informazione e formazione sui rischi specifici della mansione.
Come si valuta il rischio
Le norme tecniche (UNI EN ISO 15743 e UNI EN ISO 11079) indicano un percorso in tre livelli:
- Osservazione: si individuano mansioni, luoghi e periodi esposti, coinvolgendo lavoratori e RLS.
- Analisi: si misurano temperatura, umidità e velocità dell’aria e si calcolano gli indici, come l’IREQ (isolamento termico richiesto all’abbigliamento) e la durata limite di esposizione.
- Approfondimento specialistico, per le situazioni più complesse come le celle a temperature molto basse.
Il risultato si traduce in regole concrete: quale abbigliamento serve, ogni quanto fare una pausa al caldo, quando sospendere le lavorazioni all’aperto. Per gli ambienti chiusi è utile un monitoraggio del microclima con misure strumentali.
Le misure di prevenzione
Misure tecniche
- barriere frangivento e coperture sulle postazioni fisse all’aperto;
- cabine riscaldate sui mezzi, locali riscaldati vicino alle aree di lavoro;
- pavimentazioni isolanti e controllo dell’umidità negli ambienti refrigerati;
- attrezzi con impugnature isolate.
Misure organizzative
- programmare le lavorazioni più esposte nelle ore meno fredde;
- alternare lavoro e pause in ambienti riscaldati, con bevande calde a disposizione;
- ruotare le mansioni e permettere ai lavoratori di regolare il ritmo;
- evitare il lavoro isolato o prevedere un sistema di controllo;
- seguire le allerte meteo e avere una procedura per sospendere i lavori.
DPI e abbigliamento
- abbigliamento a strati e traspirante, certificato secondo la norma UNI EN 342 per il freddo intenso;
- guanti contro il freddo conformi alla norma UNI EN 511, compatibili con la presa richiesta dal lavoro;
- copricapo sotto il casco, calzature isolanti e impermeabili, ricambi asciutti;
- i DPI sono l’ultima linea di difesa: funzionano solo se le misure tecniche e organizzative sono già state adottate.
Formazione e sorveglianza sanitaria: i lavoratori devono saper riconoscere i primi segni di ipotermia, su di sé e sui colleghi. Il medico competente valuta l’idoneità di chi ha condizioni di salute che aumentano il rischio.
Ipotermia e congelamento: cosa fare
- portare la persona in un luogo riparato e, se possibile, riscaldato;
- togliere gli indumenti bagnati e coprirla con coperte o teli termici;
- chiamare il 112 se la persona è confusa, molto sonnolenta o non trema più nonostante il freddo;
- non massaggiare le parti congelate e non riscaldarle con fonti di calore dirette;
- non dare alcolici.
Queste indicazioni vanno inserite nel piano di primo soccorso aziendale, con coperte termiche nella cassetta di pronto soccorso dei cantieri e dei mezzi.
Domande frequenti
Esiste una temperatura minima per lavorare all’aperto?
La legge non fissa una temperatura minima. È la valutazione dei rischi a stabilire, in base a temperatura, vento, umidità e tipo di lavoro, quali misure servono e quando sospendere le attività.
Il rischio freddo va nel DVR?
Sì. L’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 impone di valutare tutti i rischi, compreso quello microclimatico, sia per il lavoro all’aperto sia per gli ambienti refrigerati.
Quali DPI servono contro il freddo?
Abbigliamento certificato UNI EN 342 per il freddo intenso, guanti conformi alla UNI EN 511, calzature isolanti e copricapo. La scelta dipende dalla valutazione dei rischi.
Chi lavora in cella frigorifera è a rischio anche d’estate?
Sì. Negli ambienti refrigerati l’esposizione è costante tutto l’anno, e va gestita con abbigliamento adeguato, pause programmate e sorveglianza sanitaria.
Gruppo Alis dal 1996 affianca le imprese di Roma e del Lazio nella valutazione dei rischi, comprese le misure microclimatiche, la scelta dei DPI e la formazione dei lavoratori. Chiama lo 06 81174371 o scrivici dalla pagina Contatti.
Fonti: EU-OSHA, Working in the cold; INAIL, notizia del 13 gennaio 2026 sulle indicazioni per il lavoro al freddo; D.Lgs. 81/2008, artt. 28, 36, 37, Titolo III e Allegato IV; UNI EN ISO 11079, UNI EN ISO 15743, UNI EN 342, UNI EN 511; approfondimenti di EC News e QuiFinanza (gennaio 2026), Dottrina per il Lavoro (febbraio 2026).


