Sei milioni di italiani abitano in territori ad alto rischio idrogeologico, tre milioni in aree ad alto rischio sismico e 22 milioni in zone a rischio medio;  Emilia Romagna, Campania e Lombardia tra le regioni più esposte.Dal  1944 al 2009 il costo del dissesto idrogeologico e dei terremoti è stato di 213 miliardi di euro. In 10 anni le regioni hanno investito 27 miliardi. E’ il Veneto ad avere speso di più.

Questi, in sintesi i dati del primo Rapporto “Terra e Sviluppo. Decalogo della Terra 2010”, realizzato dal neonato Centro Studi del Consiglio Nazionale dei Geologi in collaborazione con il Cresme, che è stato presentato lo scorso 13 ottobre a Roma.

Il Rapporto, presentato dal presidente del CNG Piero Antonio De Paola, offre per la prima volta una sintesi dei rischi che oggi esistono nel nostro Paese per persone e cose, evidenziando gli effetti sociali ed economici della loro gestione.

“L’Italia è un territorio fragile – ha detto il Presidente De Paola – le aree ad elevata criticità idrogeologica rappresentano il 10% della superficie italiana e riguardano l’89% dei comuni; le aree ad elevato rischio sismico sono circa il 50% del territorio nazionale e il 38% dei comuni. La tutela della popolazione residente in queste aree, il risanamento idrogeologico del territorio e la messa in sicurezza del patrimonio dagli eventi disastrosi diventano prioritarie per il Paese. Anche quest’autunno, come ogni anno, abbiamo dovuto registrare delle vittime a causa del dissesto idrogeologico che caratterizza il nostro Paese. È necessario che cresca la consapevolezza nella società civile, così come negli amministratori locali e nei rappresentanti della politica, che abbiamo una priorità nazionale: rendere sicuro il nostro territorio.
Come Consiglio Nazionale dei Geologi – ha proseguito De Paola – siamo in prima fila, possiamo tranquillamente dire in trincea. Ogni giorno cerchiamo di dare il nostro contributo che oggi si arricchisce di uno studio complessivo che mette in fila i numeri che caratterizzano i rischi del nostro territorio. L’obiettivo dello studio è quello di restituire un quadro d’insieme complesso, è uno strumento di lavoro, sul quale riflettere. Certo i temi della manutenzione ordinaria del territorio, della prevenzione del rischio, della responsabilità dei sindaci nelle scelte di localizzazione degli edifici, del ruolo centrale di una pianificazione territoriale di qualità, insieme a quello delle risorse emergono con forza dall’analisi”.

Lo studio, che sarà pubblicato nel prossimo numero del trimestrale del Consiglio Nazionale dei Geologi, “Geologia tecnica & Ambientale”, analizza dieci questioni: le dinamiche della popolazione italiana e il suo scenario previsionale, il consumo di suolo, il dissesto idrogeologico, gli eventi sismici, la popolazione e il patrimonio edilizio a rischio (con un focus sul patrimonio scolastico e su quello ospedaliero), la questione dei rifiuti, la storia dei costi del dissesto idrogeologico e dei terremoti dal 1944 al 2009 e della spesa reale degli investimenti per la salvaguardia ambientale, il quadro della pianificazione ambientale tra Piani di Assetto Idrogeologico, Piani Paesaggistici e Piani Territoriali di Coordinamento Provinciale e il fenomeno della produzione abusiva, e infine affronta la questione dell’energia, dedicando ampio spazio alla geotermia.

Il documento:
la sintesi dei dati
le classifiche regionali