Valutazione del Rischio RadonIl Radon e’ un gas radioattivo incolore estremamente volatile prodotto dal decadimento di Torio e Uranio e viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da lave, tufi, pozzolane e alcuni graniti. Come gas disciolto viene veicolato anche a grandi distanze dal luogo di formazione può essere presente nelle falde acquifere. Infine e’ nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione.La tutela dei lavoratori esposti a radon, viene regolamentata dal D. Lgs. 26 maggio 2000, n. 241 in materia di radiazioni ionizzanti nei confronti dei rischi da esposizione a sorgenti di radiazioni naturali.Tra le varie attività lavorative considerate a rischio ci sono quelle durante le quali i lavoratori sono esposti a prodotti di decadimento del radon e del toron, in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei. Gli obblighi per i datori di lavoro consistono nel procedere alla misura delle concentrazioni medie di radon in un anno avvalendosi di personale e strutture qualificate.
Alis effettua la valutazione del rischio radon, in ottemperanza alla normativa vigente, mediante l’utilizzo di campionatori passivi, pellicole sensibili che, lasciate indisturbate per un periodo di 360 giorni nelle postazioni individuate, saranno in grado di registrare i livelli di radioattività alfa.

Il rischio dell’esposizione a radon

Il Radon e’ un gas radioattivo incolore estremamente volatile prodotto dal decadimento di tre nuclidi capostipiti che danno luogo a tre diverse famiglie radioattive; essi sono il Thorio 232, l’Uranio 235 e l’Uranio 238.
Il Radon viene generato continuamente da alcune rocce della crosta terrestre ed in particolar modo da Lave, tufi, pozzolane, alcuni graniti etc. Sebbene sia lecito immaginare che le concentrazioni di Radon siano maggiori nei materiali di origine vulcanica spesso si riscontrano elevati tenori di radionuclidi anche nelle rocce sedimentarie come marmi, marne, flysh etc. Come gas disciolto viene veicolato anche a grandi distanze dal luogo di formazione puo’ essere presente nelle falde acquifere. Infine e’ nota la sua presenza in alcuni materiali da costruzione. La via che generalmente percorre per giungere all’interno delle abitazioni e degli ambienti di lavoro e’ quella che passa attraverso fessure e piccoli fori delle cantine e nei piani seminterrati. L’interazione tra edificio e sito, l’uso di particolari materiali da costruzione, le tipologie edilizie sono pertanto gli elementi piu’ rilevanti ai fini della valutazione dell’influenza del Radon sulla qualità dell’aria interna delle abitazioni ed edifici in genere.
Alcuni studi nell’ultimo decennio hanno dimostrato che l’inalazione di radon ad alte concentrazioni aumenta di molto il rischio di tumore polmonare. I risultati di tali studi supportano l’opinione che, in alcune regioni europee, il radon può essere la seconda causa in ordine di importanza, di cancro ai polmoni. L’Organizzazione mondiale della Sanita’, attraverso l’IARC, ha inserito il radon nel Gruppo 1 degli agenti cancerogeni conosciuti.
In termini di classificazione chimica, il radon è uno dei gas rari, come neon, kripton e xeno. Il radon non reagisce con altri elementi chimici. Esso è il più pesante dei gas conosciuti (densità 9.72 g/l a 0°C, 8 volte più denso dell’aria) e si diffonde nell’aria dal suolo e, a volte, dall’acqua (nella quale può disciogliersi). In spazi aperti, è diluito dalle correnti d’aria e raggiunge solo basse concentrazioni. Al contrario, in un ambiente chiuso, come può essere quello di un luogo di lavoro interrato, il radon può accumularsi e raggiungere alte concentrazioni.
Per provvedere a una migliore valutazione del livello di pericolosità del radon, è utile confrontare l’esposizione dell’uomo alla radioattività dovuta al radon con quella di diversa origine. In generale si puo’ affermare che il radon costituisce la maggiore causa di esposizione alle radiazioni.
La quantità di radioattività associata ad ogni tipo di materiale o ambiente è misurata in bequerels (Bq). 1Bq corrisponde a una disintegrazione al secondo. Una concentrazione di 100 Bq/m3 significa quindi che 100 atomi si disintegrano ogni secondo in 1 m3 di materiale o ambiente in questione

Le vie d’esposizione al gas Radon

Poiché la concentrazione del radon all’aria aperta è bassa e in media le persone in Europa trascorrono la maggior parte del loro tempo in ambienti indoor, il rischio per la salute pubblica dovuto al radon è essenzialmente correlato all’esposizione a questo gas all’interno degli ambienti di lavoro o di abitazioni.
Parecchi suoli contengono naturalmente quantità variabili di uranio, che regola la quantità di radon rilasciata. Il radon diffonde attraverso i pori e le spaccature del suolo, trasportato dall’aria o dall’acqua (nella quale è solubile). Dato un certo contenuto di radon nel suolo, la quantità di gas rilasciata varia in dipendenza della permeabilità del suolo (densità, porosità, granulometria), del suo stato (secco, impregnato d’acqua, gelato o coperto di neve) e dalle condizioni meteorologiche (temperature del suolo e dell’aria, pressione barometrica, velocità e direzione del vento). In più, la concentrazione di radon decresce rapidamente con l’altitudine.
L’acqua sotterranea, i gas naturali, il carbone e gli oceani sono altre fonti minori di radiazioni. E’ quindi chiaro che il radon è universalmente presente, ma la velocità di emissione varia significativamente nel tempo, anche per uno stesso luogo. A livello regionale o locale, indipendentemente dalle condizioni prevalenti in un dato periodo, il fattore che più influenza il rilascio di radon è la geologia ( p.e. il contenuto di uranio delle rocce). In parole povere è più facile che contengano radon i terreni granitici e vulcanici, così come le argille contenenti alluminio. Ci sono tuttavia eccezioni a ciò; si possono trovare miniere di uranio in terreni sedimentari, o radon in suoli calcarei.
La maggior parte del radon presente in un ambiente confinato proviene dal suolo sul quale è costruito. Se il basamento ha un pavimento di fango, il radon può penetrare facilmente. Se il pavimento è di cemento, il radon penetra attraverso le spaccature che si formano con il tempo, lungo le tubature o attraverso le giunture tra i muri. Il radon può anche provenire – in misura minore – dai muri, se essi sono stati edificati utilizzando materiali radioattivi (tufi vulcanici, per esempio) o dai rubinetti, se l’acqua contiene del radon disciolto.
Il radon emesso in un ambiente tende a stazionare all’interno. La pressione all’interno degli ambienti di lavoro è leggermente più bassa che all’esterno. L’aria interna tende a stagnare piuttosto che a rinnovarsi. Si può facilmente confermare questo in inverno ponendo la mano vicino allo stipite di una finestra: una corrente di aria fresca, più o meno intensa secondo la larghezza della fessura, si può chiaramente percepire all’interno, ma non all’esterno (la corrente calda). Per un dato terreno, e indipendentemente dal tempo, la concentrazione finale di radon in un ambiente è quindi relazionata al tipo di costruzione. Dipende anche, in larga misura, dalla ventilazione, sia passiva (cattivo isolamento) che attiva (aprire le finestre a intervalli lunghi o brevi, per esempio). Il ruolo ricoperto dalle condizioni meteorologiche (vento, pressione barometrica, umidità) spiega non solo le variazioni stagionali della concentrazione di radon in un dato ambiente, ma anche le differenze osservate tra i livelli diurni e notturni.

Valori di riferimento

Gli adempimenti necessari per la valutazione dell’esposizione al Radon nei luoghi di lavoro sono riportati nell’art. 10 bis, 1°, lett a) e b) e 10 Ter, Capo III bis del D.Lgs. 241/2000 dove vengono riportati  i valori di riferimento ai quali rifarsi per predisporre le eventuali misure di sicurezza. In particolare, posto il livello di azione a 500 Bq/m3 i ha:
A.    se la misura e’ inferiore all’ 80% del livello di azione (i.e. 400 Bq/m3) l’obbligo e’ risolto e bisognerà ripetere la misura solo se variano le condizioni di lavoro.
B.    Se la misura e’ tra l’80% ed il 100% del livello di azione (i.e. 400 – 500 Bq/m3) l’obbligo si risolve con la ripetizione della misura annualmente.
C.    Se la misura supera il livello di azione (i.e.>500 Bq/m3) si dovrà:
a)    spedire agli Organi di controllo la relazione di misura
b)    incaricare un Esperto Qualificato per la valutazione della dose efficace assorbita dai singoli lavoratori
c)    Verificare la dose efficace;
D.    Se la dose efficace e’ inferiore a 3mSv/anno l’obbligo si risolve con la ripetizione della misura annualmente.
E.    Se la dose efficace e’ superiore o uguale a 3mSv/anno:
1) l’Esperto qualificato fa la valutazione del rischio
2) l’esercente predispone le azioni di rimedio e al termine ripete la misura. Se anche la nuova misura fornisce valori superiori a 3 mSv/anno l’esercente dovrà:
a)    incaricare un esperto qualificato per la sorveglianza fisica
b)    incaricare un medico per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori
c)    predisporre ulteriori azioni di rimedio e ripete la misura Se la dose efficace e’ inferiore a 3mSv/anno l’obbligo si risolve con la ripetizione della misura annualmente.

Luoghi di lavoro e ambiente sotterranei

La normativa vigente in materia di protezione dalle radiazioni ionizzanti (D. Lgs. 230/95 e sue successive modificazioni) disciplina anche le attività lavorative svolte in luoghi sotterranei al fine della tutela dei lavoratori dai rischi dovuti a esposizione a radioattività naturale.  Per adibire tali luoghi al lavoro, devono essere tenute presenti le limitazioni ed i divieti posti dai regolamenti comunali edilizi e/o di igiene, da leggi di settore (es. scuole) e dalle norme generali per l’igiene del lavoro.  In materia di igiene del lavoro si vieta di adibire al lavoro i locali chiusi sotterranei (locali interrati) e semisotterranei (seminterrati) e prevede la possibilità di deroga a tale divieto solo nei seguenti casi:
a)    quando sussistano particolari esigenze tecniche ed in questi casi si deve provvedere con mezzi idonei alla aerazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l’umidità; si precisa che le particolari esigenze tecniche devono essere individuate soltanto con riferimento alle specifiche caratteristiche del lavoro, che deve rendere indispensabile per il suo stesso espletamento l’utilizzazione di locali interrati o seminterrati: dette esigenze quindi non possono mai essere riconosciute quando sia presente una mera opportunità di carattere organizzativo, economico o di semplice ubicazione (Cass. Pen. Sez. III n. 15769/1986);
b)    quando vi sia espresso consenso dell’organo di vigilanza (Servizio di Prevenzione e Sicurezza negli Ambienti di Lavoro delle Aziende USL); questi può rilasciare l’autorizzazione al lavoro anche quando non ricorrono particolari esigenze tecniche, purché le lavorazioni non diano luogo ad emanazioni nocive e non espongano i lavoratori a temperature eccessive, siano rispettate le norme di igiene del lavoro, si provveda con mezzi idonei alla aerazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l’umidità.
Luoghi di lavoro sotterranei si possono riscontrare frequentemente nel caso di esercizi pubblici, musei, ospedali, mense, banche, e più di rado in altri tipi di attività quali uffici, ambulatori, laboratori artigianali e attività industriali.