Da mesi il quotidiano la Repubblica si occupa di infortuni sul lavoro e nell’articolo di ieri delinea un quadro chiaro e purtroppo tragico, del paese italiano: nonostante negli ultimi dieci anni gli infortuni totali siano diminuiti del 40%, si registra ancora un numero elevato di morti sul lavoro. Da gennaio a settembre 2016 le vittime risultavano essere 549, soprattutto uomini con più di 54 anni, mentre dall’inizio del 2017 si contano già oltre 67 decessi avvenuti sul luogo di lavoro.
Gran parte delle cosiddette morti bianche risultano inesistenti nelle statistiche nazionali e dunque destinate ad essere dimenticate. I dati ufficiali dell’INAIL, istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni e le malattie professionali, denunciano un calo del 13.1 % degli infortuni mortali, ma sembrano riportare delle imprecisioni: non tengono conto della totalità degli infortuni escludendo sia i lavoratori in nero sia quelli iscritti ad altri istituti assicurativi come Vigili del Fuoco, forze armate e militari. Fonti INAIL riportano inoltre i settori più colpiti, tra cui l’agricoltura e le costruzioni, rispettivamente con 133 e 109 morti; nonché le regioni italiane più colpite da infortuni mortali come Emilia Romagna Lombardia e Veneto.
Anche le malattie professionali lasciano ancora ampio spazio a quattro morti al giorno, nonostante i progressi compiuti in materia di prevenzione e controllo, mettendo in evidenza la scarsa applicazione della normativa vigente. Il D. Lgs. 81/08 negli articoli 36 e 37, riporta l’obbligo di informazione e formazione dei lavoratori; nozioni che vengono troppo spesso trascurate e che invece potrebbero condurre a risultati molto più soddisfacenti nella lotta contro gli infortuni lavorativi. Fondamentali sono i corsi di formazione sulla sicurezza; corsi che dovrebbero essere più specifici e rivolti ad ogni singola attività e non quei corsi dove 30 lavoratori, magari di aziende diverse, vengono accorpati in un’aula per apprendere la procedura di gestione di un rischio che non gli compete, perché d’interesse per il lavoratore di un’altra azienda. Per questo proponiamo da anni solo corsi specifici, dedicati ai lavoratori ed erogati sui luoghi di lavoro; gli argomenti trattati devono riguardare solo i rischi specifici dell’attività lavorativa e non ad altri argomenti che non sono d’interesse per i lavoratori.
La formazione è una cosa seria!