Duecentonovanta (290) miliardi di micro-rifiuti di plastica che galleggiano sulle acque blu del Mediterraneo: “Se l’inquinamento continuerà ai ritmi attuali, il Mediterraneo diventerà in 30-40 anni un mare praticamente morto, con un impatto economico catastrofico su tutte le popolazioni del litorale, di cui molte vivono di turismo e pesca”.

Per il Mare Nostrum lo scenario che si profila all’orizzonte non è roseo. I dati rilevati da due missioni “Med – Mediterraneo in pericolo“, nel 2010 e 2011, dipingono una discarica a cielo aperto che non ha nulla da invidiare alle più note “rubbish soup” (minestroni di spazzatura) dell’Atlantico e del Pacifico. Anzi: la discarica mediterranea presenta una concentrazione media superiore per chilometro quadrato secondo i dati delle missioni Med, guidate da Bruno Dumontet.

Il 28 luglio partirà una nuova missione, per verificare come tutta questa spazzatura galleggiante si sposta, si trasforma, si accumula e per produrre “una carta esaustiva delle microplastiche galleggianti nel Mediterraneo all’orizzonte del 2014”, ha spiegato Dumontet alla France Presse. “Si tratta di capire adesso con esattezza cosa galleggia, dove va e da dove arriva, con quale cadenza si riversa in mare e solo allora si potranno stabilire con certezza delle postazioni di controllo”, continua Gabriel Gorsky, direttore dell’Osservatorio di Villefranche.

Med ha anche lanciato un programma di formazione nei paesi del sud del Mediterraneo affinché i ricercatori locali prendano in mano la cartografia dei rifiuti dei loro paesi.

Fonte: www.lastampa.it