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Un drone a caccia di amianto: esperimento rivoluzionario a Roma

 

Un volo rivoluzionario. Un piccolo apparecchio telecomandato che «fotografa» gli edifici a rischio amianto. E’ l’impresa tentata lunedì 28 luglio – per la prima volta in Italia – dal I Municipio di Roma, che insieme alla onlus Aiea Lazio, Aci Consult e Aci Roma ha avviato la sperimentazione. Sarà l’occhio dell’ultraleggero multi – rotore a rilevare le tracce di eternit presenti sui tetti, sui cassoni dell’acqua e sulle canne fumarie degli immobili del territorio municipale. Base di decollo e atterraggio, la sede del I Municipio di Circonvallazione Trionfale. Ma per lunedì il drone ha sorvolato solo la porzione di territorio corrispondente all’ex XVII (4 chilometri quadrati): circa 5 ore di viaggio telecomandato per individuare gli edifici sospetti e, presumibilmente, «pericolosi per la salute dei cittadini». Per i rilievi nel resto del Municipio e una mappa completa degli stabili da sottoporre a bonifica, si dovrà, invece, aspettare settembre.

«E’ la prima volta che in Italia viene sperimentato in via ufficiale il monitoraggio degli edifici per rilevare la presenza di amianto con l’ausilio di un drone – ribadisce Riccardo Colicchia, direttore generale di Aci Consut che ha fornito i mezzi –. Con questi velivoli compiamo un passo avanti: rispetto alle tradizionali tecniche di rilevamento potremo coprire superfici più ampie, in tempi rapidi e con costi contenuti. In questi primi minuti abbiamo già individuato alcune tracce sui tetti». L’operazione si svolgerà in due fasi: la prima, lunedì 28 luglio, «per identificare grazie a telecamere in alta definizione gli edifici con presenza di materiali sospetti, che saranno analizzati dagli esperti – aggiunge il direttore tecnico di Aci Consult, Pietro Graceffa –. La seconda a settembre. Con un nuovo sorvolo, verificheremo con telecamere geotermiche se si tratta effettivamente di amianto e quale è lo stato di deterioramento».

«La battaglia contro l’amianto (il monitoraggio del 28 luglio segue all’apertura dello sportello informativo ‘amianto online’ di maggio scorso nel I Municipio, in convenzione con Aiea Lazio) rientra nelle linee programmatiche della nostra amministrazione: l’obiettivo è tutelare la salute dei cittadini, nella speranza che l’iniziativa sia replicata anche nel resto della città», spiega la presidente del I Municipio, Sabrina Alfonsi. «Esiste una legge che obbliga a smantellare e smaltire l’amianto ed è giusto mettere in campo tutte le iniziative necessarie. Questa, tra l’altro, è a costo zero per l’amministrazione». E a breve sarà disponibile anche un kit per i residenti: «Stiamo cercando di creare un’intesa con Asl e Ama per realizzare un kit anti amianto con cui i privati saranno facilitati a rimuovere autonomamente piccoli quantitativi dalle proprie case o uffici – sottolineano Anna Vincenzoni e Stefano Marin, rispettivamente assessore e presidente commissione Rapporti istituzionali con Ama del I Municipio –. Le attrezzature avranno costi irrisori e il lavoro sarà comunque supervisionato dalle Asl».

Punto debole dell’operazione però, come sempre, i fondi per finanziare il progetto a lungo termine: «Adesso dovremo trovare una soluzione, come ad esempio un istituto bancario che sposi la causa e sia disposto a finanziare a tasso agevolato chiunque voglia intraprendere operazioni di smaltimento dell’amianto», evidenzia la presidente di Aiea Lazio, Maura Crudeli. Come riferito proprio da Crudeli, infatti, «la stima complessiva di materiali contenenti amianto ancora in uso nel Lazio è pari a 770 mila tonnellate». «Dal 2001 al 2011 sono stati, invece, registrati 791 casi di mesotelioma (di cui 559 riferiti a uomini e 232 a donne) dei quali 16 soltanto nel I Municipio.

Fonte: Corriere della Sera

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