I lavoratori coinvolti, le conseguenze e la valutazione del livello di esposizione

Tra i rischi fisici presenti nelle strutture sanitarie, come i campi elettromagnetici e le radiazioni ionizzanti, il rischio di esposizione a vibrazioni meccaniche è forse tra i meno conosciuti, ma non meno importante.
Le vibrazioni, oscillazioni meccaniche di bassa, media, o alta frequenza, possono essere trasmesse all’uomo o attraverso il sistema mano-braccio o attraverso il corpo intero.
Quelle trasmesse al sistema mano-braccio sono ad alta frequenza e vengono generate dall’utilizzo di macchine utensili: è il caso dell’odontoiatra che utilizza il trapano, e  del personale medico addetto al taglio dei gessi ortopedici. Questo tipo di vibrazioni può creare disturbi localizzati di natura neurologica, vascolare ed osteoarticolare.
Le vibrazioni sono invece trasmesse al corpo intero quando si utilizzano mezzi di trasporto; queste, di bassa o media frequenza, possono generare disturbi alla  colonna vertebrale, come lombalgie o discopatie; è il caso del personale che opera nelle autoambulanze (infermieri ed autisti).
Il D.Lgs.81/08 obbliga il datore di lavoro ad effettuare la valutazione del rischio vibrazioni fissando i valori limite di esposizione. Lo stesso decreto consente l’utilizzo di Banche Dati considerandole sostitutive alle misure; tuttavia, secondo quanto indicato dall’ex ISPESL, oggi INAIL, viene sconsigliato l’utilizzo delle stesse a meno che non si verifichino particolari e stringenti condizioni che nella realtà non si verificano quasi mai, come indicato nelle istruzioni di utilizzo delle Banche Dati pubblicate dall’INAIL che è possibile visionare al seguente link

La procedura di valutazione del rischio espositivo a vibrazioni mediante misurazioni resta pertanto la più valida ed efficace.