La Eternit continuò a utilizzare l’amianto blu, il più pericoloso, fino al 1986, l’anno della chiusura: lo ha dichiarato il pm Gianfranco Colace alla ripresa della requisitoria nel maxi-processo ai vertici della multinazionale in corso presso il tribunale di Torino. Dopo avere osservato che l’amianto blu è “ancora più cancerogeno di quello bianco”, Colace ha affermato che “per questa ragione” il minerale “era stato escluso dalla produzione delle lastre, anche se non del tutto: veniva utilizzato su esplicita richiesta dei clienti, come mostra un documento del 1980. Per motivi economici, tuttavia, fu conservato nella mescola utilizzata per la produzione dei tubi“.
Ordini di acquisto datati 1979. Il magistrato ha riferito, così, alcuni esiti delle investigazioni condotte in merito. “Abbiamo ordini di acquisto di amianto blu dalla cava di Balangero per lo stabilimento Cavagnolo durante tutto l’arco del 1979”, ha sostenuto. “E già allora la sua pericolosità era ben nota, dopo il congresso di Saint-Vincent del 1971. E abbiamo anche numerosi documenti che ne certificano l’utilizzo”. Colace ha ricordato che il problema dell’amianto blu fu sollevato dai sindacati negli anni Settanta e che l’azienda rispose – segnalando “una carenza di amianto” – che serviva “per avere buone produzioni”.
Tracce di asbesto anche nelle mense. Nella requisitoria Colace ha parlato anche delle condizioni di pulizia dei quattro stabilimenti della Eternit in Italia – quelli di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli) – definite “deficitarie” e della presenza di asbesto anche nei locali mensa, “dove i dipendenti indossavano gli stessi abiti da lavoro”.

Migliaia di morti, due soli imputati. Nel maxi-processo, Stephan Schmidheiny, miliardario svizzero di 64 anni, e Jean Louis Marie Ghislain de Cartier de Marchienne, barone belga di 89 anni, sono chiamati a rispondere di disastro ambientale doloso – per l’inquinamento e la dispersione delle fibre-killer – e di omissione volontaria di cautele nei luoghi di lavoro. Si procede per migliaia di casi di morte (o di malattia grave) per asbestosi, tumore al polmone e altre patologie. I fatti contestati vanno dal 1952 al 2008.  Le parti civili ammesse dal Tribunale sono oltre seimila.

Fonte: Inail