Morti di lavoro, ammalati anche per colpa dei dirigenti, ora rinviati a giudizio per i tumori costati la vita agli operai. Colpevoli per la lunga serie di omissioni e violazioni che avrebbero determinato, favorito, prodotto le malattie professionali rivelatesi mortali. Quindici i casi di cancro per i quali sono stati chiamati a rispondere i vertici dell’azienda siderurgica. La procura di Taranto ha fatto notificare ai vertici dell’Ilva avvisi di conclusione delle indagini per la morte dei lavoratori del siderurgico ionico. Tra i 30 indagati vi sono il presidente dell’Ilva, Emilio Riva, suo figlio Fabio e il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso.
Le vittime sono operai che hanno lavorato all’Ilva a partire dal 1975, si sono ammalati e sono morti a causa della mancanza di adeguate misure di sicurezza. I decessi sono avvenuti tra il 2004 e il 2010 per mesotelioma pleurico e peritoneale e per cancro ai polmoni. I reati contestati a vario titolo agli indagati sono di omicidio colposo, violazione delle norme sulla sicurezza e omissione delle misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.
Il sostituto procuratore della repubblica Raffaele Graziano, che ha chiesto il processo per nomi di spicco dell’industria nazionale, insiste nell’inaccettabile violazione delle norme di sicurezza e punta il dito contro le condizioni di lavoro. Da una parte sottolinea come nessuno dei lavoratori fosse a conoscenza dei rischi cui andava incontro lavorando nell’acciaieria, all’interno di impianti insalubri con polveri ed esalazioni; dall’altro i responsabili delle società, prima partecipata statale come Italsider Spa poi privatizzata in Ilva Spa, e i direttori di stabilimento non si preoccuparono mai di informare i lavorati e impedire che si ammalassero e che le loro condizioni si aggravassero ulteriormente.
Sul fronte ambientale, invece, le emissioni di benzoapirene nel primo trimestre del 2011 sono diminuite di circa il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fa sapere la direzione dell’Ilva di Taranto con un comunicato riferito ai rilevamenti sui valori del benzoapirene diffusi dall’Agenzia regionale di protezione ambientale. “Non vogliamo sostituirci – sottolinea Adolfo Buffo, responsabile qualità e ambiente dell’Ilva di Taranto – alle interpretazioni dei dati che spettano alle autorità competenti, ma prendiamo atto positivamente nel constatare come i valori siano nettamente inferiori a quelli registrati nello stesso periodo del 2010”. “I valori riscontrati – prosegue – parlano di una riduzione di circa il 40%, e dimostrano come l’impegno di tutti possa portare a risultati importanti ed incoraggianti nel raggiungere, entro dicembre 2012, il valore obiettivo di 1 ng/m3 fissato dalla legge, ma che la comunità di Taranto, così come l’Ilva, vogliono conseguire nel più breve tempo possibile”.

Fonte: la Repubblica- cronaca di Bari