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Le Regioni italiane contrarie agli OGM

Le Regioni, hanno detto no ai campi OGM. In una riunione degli Assessori regionali all’Agricoltura, tenutasi a Roma lo scorso 30 settembre, è stata espressa all’unanimità la non volontà di adottare le linee guida sulla coesistenza tra varietà tradizionali, transgeniche e biologiche, con lo scopo  di dichiarare tutto il territorio nazionale “Ogm free“.
L’assessore regionale alle Risorse agroalimentari della Puglia e coordinatore degli assessori, Dario Stefano, ha spiegato: «Non ci siamo espressi sulle linee guida perché sono superate dalla nuove indicazioni della Ue. Abbiamo, invece, deliberato un ordine del giorno con cui chiediamo alla conferenza dei presidenti delle regioni di adottare una delibera con cui richiedere al ministero delle Politiche agricole di procedere con l’esercizio della clausola di salvaguardia. Abbiamo approvato un odg – ha poi spiegato Stefano ai giornalisti – con cui  chiediamo ai presidenti delle Regioni di deliberare una richiesta  formale al ministro delle Politiche Agricole per l’esercizio della  clausola di salvaguardia, prevista dall’art. 23 della direttiva Ue 2001/18 al fine di vietare in Italia la coltivazione di mais Mon 810 e la patata Amflora. Il documento passerà all’esame dei presidenti alla prossima Conferenza delle Regioni che si terrà il 7 ottobre. Inoltre in questo odg impegniamo il ministro, in virtù delle funzioni costituzionali delle Regioni, a tener conto della volontà delle Regioni unanimemente contraria agli Ogm e a portare la posizione dell’Italia ai vari tavoli e alla commissione Ue, visto che le Regioni hanno competenza esclusiva e primaria in materia di  agricoltura».
Per la Confederazione italiana agricoltori (Cia) «Adesso il ministro Galan, di cui rispettiamo il pensiero, e il governo, devono tenere conto del parere degli assessori regionali, che hanno respinto le linee guida di coesistenza tra colture convenzionali, biologiche e geneticamente modificate, e della stragrande maggioranza dei consumatori e degli agricoltori. Si tratta di un deciso passo avanti per arrivare ad una posizione che metta la parola fine ad una questione che si trascina da troppo tempo tra astiose polemiche e dannosi contrasti. La decisione degli assessori rispecchia la posizione della Cia la quale ribadisce che l’agricoltura italiana, tipica e diversificata, non ha certo bisogno degli Ogm e che è possibile produrre colture proteiche libere da biotech, con beneficio per l’ambiente e la salute, nonché per migliorare il reddito degli agricoltori e degli allevatori. La contrarietà della Cia al biotech non è ideologica. E’, al contrario, dettata dalla consapevolezza che l’utilizzazione degli organismi geneticamente modificati può annullare l’unico vantaggio competitivo dei suoi prodotti sui mercati: quello della biodiversità».
Per Confagricoltura, invece, le Regioni hanno «travalicato le loro competenze mettendo un bavaglio alla politica del governo sugli Ogm, che invece va affrontata con spirito laico, dando voce alla scienza. Più che rinazionalizzare si vogliono regionalizzare le scelte: per questo è bene che la materia venga regolamentata a livello europeo».

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