Nel 2010 sono diminuiti gli infortuni sul lavoro. Lo ha reso noto l’Inail nel Rapporto annuale presentato alla Camera. Sono stati, infatti, 775 mila gli infortuni avvenuti e denunciati all’Istituto, in calo dell’1,9 per cento rispetto ai 790 mila del 2009 mentre sono stati 980 i morti sul lavoro, in calo del 6,9 per cento rispetto ai 1.053 dell’anno precedente.
Gli infortuni sul lavoro in Italia nel 2010 sono, dunque, in calo anche se in misura molto piu’ contenuta rispetto al 2009. La fotografia al 30 aprile 2011 conferma le stime preliminari pubblicate dall’Inail all’inizio dell’anno in corso: 15 mila infortuni in meno nel 2010 rispetto all’anno 2009 e un numero di decessi che scende sotto i mille casi, per la prima volta nel nostro Paese dal dopoguerra.
Il calo degli infortuni nel 2010, spiega l’Inail, ”non e’ affatto un risultato scontato, nonostante il trend in diminuzione gia’ osservato negli ultimi anni”. Il confronto, infatti, è con il 2009, un anno che ”ha rappresentato un calo record per gli infortuni, in parte dovuto anche al raggiungimento del picco della grave crisi economica e occupazionale che ha colpito l’Italia e tutto il mondo. Infatti, il calo infortunistico 2009-2008, pari a -9,7 per cento, si presentava comunque come la diminuzione piu’ alta dell’ultimo quindicennio pur stimando in circa un terzo il contributo della crisi occupazionale. Era pertanto da temere che il confronto con un anno di contrazione cosi’ eccezionale si risolvesse in una ripresa del fenomeno infortunistico, con un riallineamento ai livelli piu’ consolidati degli anni precedenti: una sorta di ”effetto-rimbalzo’.
Cosi’ non e’ stato e la diminuzione degli infortuni nel 2010, dell’1,9 per cento pur in un perdurante clima di incertezza economica, rappresenta un risultato di particolare rilievo”. Per il 2010, l’istituto di statistica ha rilevato un calo occupazionale pari allo 0,7 per cento (153.000 occupati in meno). Nel 2009 il calo rispetto all’anno precedente era stato molto piu’ elevato: -1,6 per cento, con 380.000 occupati (e quindi esposti al rischio d’infortunio) in meno; ad aggravare nel 2009 la situazione lavorativa c’era poi la concreta riduzione di quantita’ di lavoro anche per chi risultava occupato, per effetto di tagli sugli orari di varia natura e del ricorso alla cassa integrazione. Per tenere conto anche di questi effetti e del diverso andamento nel biennio osservato, si considerino allora le Ula (unita’ di lavoro anno) rilevate dall’Istat: se nel 2009 si riducevano rispetto al 2008 del 2,9 per cento (contro il -1,6% degli occupati-forze di lavoro), quantificando meglio il reale effetto della crisi sull’esposizione al rischio, nel 2010 il calo rispetto all’anno precedente delle unita’ di lavoro anno e’ invece perfettamente allineato a quello occupazionale (-0,7%), complici, tra l’altro, un minor ricorso nel 2010 delle aziende alla cassa integrazione (ravvisato da piu’ parti come segnale di dinamismo nell’imprenditoria) e un aumento dell’occupazione a tempo parziale. Il calo ”reale” (al netto dell’effetto perdita di quantita’ di lavoro svolta), a livello del tutto indicativo si puo’ comunque stimare superiore all’1% per gli infortuni in generale e al 6% per quelli mortali. Nella gestione assicurativa Industria e servizi si concentra il 90% degli infortuni, il 6% in Agricoltura e il restante 4% tra i Dipendenti del conto Stato. Nel 2010 la riduzione degli infortuni e’ stata piu’ sostenuta in Agricoltura (-4,8%), seguita dall’Industria e servizi (-1,8%), mentre in controtendenza si registra un lieve aumento, osservato gia’ negli scorsi anni, per i Dipendenti del conto Stato (+0.8%). Per i casi mortali, il maggior decremento si registra nelle gestioni minori (Agricoltura -10,2% e Dipendenti conto Stato -11,1%) con l’Industria e servizi che consegue comunque il rilevante calo del 6,4% (58 decessi in meno rispetto al 2009).

Fonte: Asca/Inail