Il Comune ha detto sì ai 18 milioni di euro del magnate svizzero, Stephan Schmidheiny, uno dei due imputati nel maxi processo per i morti d’amianto a Torino. Come contropartita ritirerà la sua costituzione come parte civile.

“Quanti morti ci devono ancora essere per anteporre la giustizia ai soldi?”. C’è tristezza e indignazione nelle parole di Bruno Pesce dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto (Afeva), nel commentare la decisione del consiglio comunale di Casale Monferrato (Alessandria) che nella notte del 16 dicembre, dopo sei ore di seduta, ha dato via libera alla Giunta per accettare il risarcimento di 18,3 milioni di euro, offerto al Comune dal magnate svizzero, Stephan Schmidheiny, uno dei due imputati del processo Eternit sulle morti per amianto, la cui sentenza di primo grado è attesa per il prossimo 13 di febbraio. Come contropartita il Comune ritirerà la sua costituzione di parte civile, rinunciando anche a ogni azione legale futura. “E’ stato un momento molto triste – ha raccontato all’Adnkronos, Bruno Pesce dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto – questa notte si è voltata pagina nei rapporti che ci sono sempre stati tra le vittime, i famigliari e l’amministrazione e che avevano sempre visto la partecipazione del Comune accanto ai cittadini nelle diverse fasi di questa vicenda. C’è sempre stata coralità, ma ora si è determinata una spaccatura”.

A quanto riferiscono alcuni presenti, il consiglio è stato interrotto più volte e ci sono state proteste da parte di cittadini e associazioni delle vittime in aula e fuori dal municipio. Il via libera alla transazione è stato approvato con diciannove voti favorevoli e undici i contrari, nessun astenuto. “Non abbiamo svenduto la città o dato un condono a Schmidheiny – ha detto Giorgio Demezzi, sindaco di Casale Monferrato. Continueremo a essere vicini alle famiglie delle vittime e ci auguriamo che la sentenza sia esemplare”. Una scelta “non facile – ha aggiunto – ma con cui pensiamo di aver coniugato risarcimento e giustizia”. Per il primo cittadino, infatti, con questa decisione si sono semplicemente anticipati i tempi del risarcimento chiesto nel processo come parte civile, evitando di dover aspettare la chiusura del procedimento e i diversi gradi di giudizio. Con l’accordo l’amministrazione si impegna a ritirare la sua costituzione di parte civile e rinuncia a qualsiasi azione legale futura nei confronti del magnate svizzero: “Questo non vuol dire abbandonare i cittadini o le vittime – aggiunge Demezzi – noi continuiamo comunque a essere parte civile del processo di Torino nei confronti dell’altro imputato, Louis De Cartier”. L’obiettivo è usare quei soldi su tre linee di intervento: sulle bonifiche, accelerando gli interventi necessari, sulla Ricerca e sul lavoro, dando incentivi alle aziende che vogliono investire a Casale creando così posti di lavoro.

Secondo Pesce, invece, la decisione del Comune mette a rischio la forza delle azioni future “avremo meno forza per dare a questa storia una dimensione di giustizia – spiega – per chiedere i risarcimenti, le bonifiche e così via”.

Fonte: Adnkronos