Oggi vi spieghiamo i motivi per cui sconsigliamo la dosimetria acustica a vantaggio della valutazione del rischio effettuata con fonometro.

E’ noto che la metodologia di rilevazione fonometrica mediante dosimetria per la valutazione dell’esposizione a rumore dei lavoratori è affetta da numerosi errori e imprecisioni che ne limitano l’uso nella comunità dei tecnici ormai da diversi anni.
Tra i più importanti vi è la scarsa rappresentatività del dato dovuta alle eccessive variazioni di pressione sonora ascrivibili alla voce, spesso urlata, del lavoratore in prossimità del microfono del dosimetro posizionato sul bavero della divisa da lavoro. In ambienti industriali rumorosi è facile, quasi inevitabile, che il soggetto durante le comunicazioni verbali con i colleghi, debba usare un tono di voce elevato che va a disturbare pesantemente la misura in corso; è stato dimostrato inoltre che anche le normali comunicazioni verbali (voce non urlata) inficiano la rappresentatività della misura vista la ridotta distanza tra sorgente e ricettore (voce-microfono).
Secondo il D. Lgs. 81/08 art 181 comma 2, la valutazione del rischio da agenti fisici (e quindi la valutazione dell’esposizione al rumore) deve essere aggiornata almeno ogni 4 anni. Di norma queste valutazioni della durata quadriennale si basano su una sola campagna di misure che, quando effettuate con dosimetria, non tengono conto della normale variabilità che esiste tra una giornata e le altre, tra un mese e gli altri e tra una annualità e le successive. Tale variabilità viene al contrario ben rappresentata dal calcolo dell’esposizione mediante una corretta misura con fonometria classica (è il tecnico competente che decide la durata della misura in base alle caratteristiche del rumore che riscontra sul posto) e, soprattutto, un efficace studio dei tempi di permanenza che tiene conto, con opportune mediazioni, delle differenze tra le diverse  giornate di lavoro, anche scegliendo la giornata peggiore (in termini di permanenza) se si vuole avere un approccio più cautelativo. La dosimetria invece diventa estremamente rappresentativa della giornata in cui è stata effettuata l’indagine, ma solo di quella giornata.