Il reato ambientale, pur essendo un delitto che spesso colpisce vaste aree di territori e reca devastazioni – talvolta irreparabili – alla salute di persone e habitat, è sanzionato in modi molto diversi dalle legislature dei vari Paesi.
La storia italiana è segnata  da un lungo elenco di gravissimi ecocidi rimasti del tutto impuniti o con indennizzi totalmente inadeguati rispetto alla portata del danno provocato.
Partendo da questo presupposto SEJF (Supranational Environmental Justice Foundation), da alcuni anni sta portando avanti un complesso lavoro legislativo e diplomatico per raggiungere due fondamentali obiettivi. Il primo, estendere le competenze della Corte Penale Internazionale dell’Aja ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare quali crimini contro l’umanità; il secondo, istituire il Tribunale Penale Europeo dell’Ambiente, in modo da rendere omogeneo il contrasto dei crimini e l’applicazione delle pene sul territorio europeo e, soprattutto, rendere possibile l’applicazione delle sanzioni.
Il lavoro e gli obiettivi di SEJF sono stati al centro di un importante convegno internazionale che si è tenuto lo scorso 21 giugno a Venezia, che ha visto riuniti per un’intera giornata di lavori i responsabili delle istituzioni, legislatori, politici ed esperti del settore provenienti da tutto il mondo.

“Fra le tante proposte scaturite dalla giornata di Venezia”, ha spiegato Antonino Abrami, presidente di SEJF, “una in particolare è emersa con particolare forza e avrà sviluppi in un futuro molto prossimo. E’ apparso infatti evidente a tutti gli attori, che se da una parte è fondamentale creare un ‘contenitore’ istituzionale per dare concretezza e efficacia al contrasto ai reati ambientali, dall’altra è altrettanto importante creare professionalità e competenze all’altezza di un compito  tanto delicato e strategico”.

 Da questo nasce, dunque, la nuova proposta di SEJF di organizzare corsi internazionali di formazione professionale per creare delle figure specialistiche competenti in materia ambientale e costituire delle vere e proprie task force di “eco-giuristi”.
Nell’organizzazione dei corsi, che sin dalle prime fasi si terranno a Venezia, Londra e Parigi, saranno coinvolti gli Ordini professionali dei vari settori interessati al tema (avvocati, ingegneri e architetti, geologi, medici, difesa civica europea, nazionale e circoscrizionale). L’obiettivo è di orientarsi nella formazione a quattro settori ben distinti: giuridico, medico-sanitario, scientifico-tecnologico, antropologico-culturale.
Parallelamente SEJF sta costruendo un’organizzazione transnazionale per raccogliere tutti i dati relativi ai processi più importanti aperti e attraverso la quale ci si possa costituire parte civile: una sorta di anticipazione del Tribunale Ambientale Internazionale.