Dal 1 gennaio i sacchetti di plastica sono diventati illegali. Al momento, i commercianti potranno smaltire le scorte (acquistate entro il 2010) ma queste dovranno essere distribuite gratuitamente.  Si tratterà, dunque, di uno «smaltimento graduale». Entro il mese di gennaio, infatti, dovrebbero terminare tutte le vecchie scorte, comprese quelle casalinghe. Le vecchie buste di plastica saranno sostituite da buste nuova generazione, di ecoplastica (ad esempio mais o olio di girasole) o di carta.
Soddisfazione senza riserve da tutte le organizzazioni ambientaliste che temevano, forse per i forti interessi economici implicati, una nuova proroga per l’entrata in vigore del divieto.
Secondo la Coldiretti ”gli italiani sono tra i massimi utilizzatori in Europa di shopper in plastica, con un consumo medio annuale di 300 sacchetti a testa” e che ”in Italia arriva un quarto dei 100 miliardi di pezzi consumati in Europa dove vengono importati per la maggioranza da paesi asiatici come Cina, Thailandia e Malesia. Il 28 per cento di questi sacchetti diventa rifiuto e va ad inquinare l’ ambiente in modo pressoché permanente poiché occorrono almeno 200 anni per decomporli”.
Il problema non si limita a quello che si vede tra i rifiuti delle città, ma occorre pensare, per esempio, a quello che accade nei fiumi italiani e, più in generale, del mondo, quando le sponde ad ogni piena si trasformano in vere discariche; oppure alle isole di plastica alla deriva negli oceani. Secondo stime riportate sempre dalla Coldiretti, per produrne 200 mila tonnellate vengano bruciate 430 mila tonnellate di petrolio.