Negli stabili condominiali i materiali contenenti amianto possono trovarsi in tutti quei luoghi dove vi è (o vi è stata in passato) necessità di un isolamento termico o di resistenza al fuoco, nei materiali che devono avere caratteristiche di leggerezza e resistenza alla spinta e alla trazione, oltreché nei materiali che devono presentare caratteristiche di resistenza all’usura, termica, meccanica e chimica.

Come noto, le fibre di amianto possono essere libere o debolmente legate alla loro matrice, oppure possono essere fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento o le matrici viniliche): si parla, nel primo caso, di amianto “friabile” (come ad esempio l’amianto floccato applicato a spruzzo oppure le corde e i cartoni, o le guarnizioni delle centrali termiche), mentre nel secondo caso di amianto “compatto” (come ad esempio le lastre di copertura, i serbatoi e le canne fumarie). In base alla loro friabilità i materiali contenenti amianto possono essere classificati in:

  • Friabili: materiali che possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice pressione manuale;
  • Compatti: materiali duri che possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici.

I materiali friabili, a differenza dei compatti, possono liberare fibre spontaneamente per la scarsa coesione interna della matrice legante e, se collocati in aree accessibili e non segnalate, possono essere facilmente danneggiati nel corso di interventi di manutenzione o dal semplice passaggio dei fruitori degli spazi condominiali. La distinzione tra materiali compatti e friabili è pertanto indispensabile per un primo approccio valutativo sul rischio presente in un determinato ambiente. L’amianto friabile, e ancor di più il floccato, presentano sempre livelli di rischio più elevati, mentre per i materiali compatti i livelli di rischio sono generalmente più contenuti.

Quindi il rischio associato alla presenza di amianto in uno stabile dipende dalla probabilità che questo rilasci fibre nell’ambiente (natura del materiale e stato di conservazione) e dalla probabilità che le fibre aerodisperse siano inalate dagli occupanti. Sono questi (e solo questi) i due fattori che determinano una corretta valutazione del rischio amianto.

Il D.M. 6/9/94, individua due fondamentali strumenti per la valutazione del rischio:

  • ispezione visiva, ovvero l’esame delle condizioni dei materiali contenenti amianto effettuata da personale esperto al fine di stimare il pericolo di un rilascio di fibre;
  • monitoraggio ambientale, ossia la misura della concentrazione delle fibre di amianto aerodisperse all’interno dell’edificio.

Alla fine del processo di valutazione, abbastanza complesso e articolato, si arriva a classificare le situazioni riscontrate in tre diverse categoria:

  • materiali integri non suscettibili di danneggiamento, perché non accessibili, protetti o di natura compatta e in buono stato di conservazione;
  • materiali integri suscettibili di danneggiamento, perché accessibili o esposti a fattori di deterioramento quali vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua, urti, danneggiamenti accidentali, ecc;
  • materiali danneggiati per azioni umane, intenzionali o accidentali, o per il naturale deterioramento nel tempo.

A ciascuna delle suddette situazioni, si accompagnano diverse misure d’intervento.