Questo è il primo di una serie di articoli sull’amianto, scritti per questo Blog da Matteo Mazzali, Responsabile dell’Area Tecnica della ALIS, consulente tecnico per le problematiche legate alla gestione dei materiali contenenti amianto all’interno degli edifici.

Con il termine amianto o asbesto definiamo le varietà fibrose di minerali silicati che si trovano in alcune tipologie di formazioni rocciose. L’amianto è  il materiale più versatile in assoluto con caratteristiche eccezionali di resistenza meccanica, al fuoco e al calore, resistenza all’usura termica, meccanica, ad agenti chimici e biologici, con proprietà fonoassorbenti e termoisolanti, caratteristiche di flessibilità, leggerezza oltre a  spiccate affinità con cemento, gesso e alcuni polimeri. Grazie a queste qualità, l’amianto è stato da sempre utilizzato fin dai tempi dei greci e dei romani. L’utilizzo industriale, a partire dai primi del 1900, ne ha favorito la diffusione in molti campi: industria, edilizia, trasporti per citare i più noti, ma anche in utilizzi che possiamo definire “impropri” come ad esempio giocattoli, farmaci, filtri, oggetti di design. Alla fine degli anni ’60 si trovavano in commercio oltre 3.000 prodotti contenenti amianto, di cui i più diffusi in assoluto sono quelli in cemento-amianto chiamati impropriamente “ETERNIT” (marchio di fabbrica dell’industria di Casal Monferrato), realizzati mescolando le fibre di amianto al cemento, riducendo di fatto la quantità di cemento necessaria a ottenere le stesse caratteristiche di resistenza alla spinta, alla trazione e alle sollecitazioni meccaniche in genere e consentendo di realizzare manufatti leggeri e molto resistenti.
Attualmente non esiste alcun materiale sostitutivo dell’amianto che riassuma in un unico prodotto tutte le caratteristiche di questo minerale.

Purtroppo l’amianto, o meglio le sue fibre libere, possono provocare gravi effetti sulla salute causando malattie quali asbestosi, mesotelioma o cancro del polmone. Ciò che può provocare l’insorgenza di malattie è la polvere di amianto quando viene respirata; ad oggi non si sa se  l’amianto sia pericoloso per ingestione (ad esempio nell’acqua potabile) o per contatto con la pelle.

Gli effetti “letali” dell’amianto sulla salute umana iniziano a essere noti dal 1920 con i primi studi sulle fibrosi polmonari. Negli anni ’50 viene dimostrato il primo nesso causale tra esposizione a fibre di amianto e insorgenza della patologia correlata, mentre nel ’73 lo IARC (International Agency for Research on Cancer) dichiara l’amianto cancerogeno. Alla fine degli anni ’70 tra i lavoratori c’ era la consapevolezza della pericolosità dell’amianto, mentre la legislazione si è espressa in maniera chiara e univoca solo a partire dai primi anni ’90.