A poco più di un mese dalla storica sentenza che li ha condannati in primo grado a 16 anni per disastro ambientale doloso e omissione volontaria delle cautele antinfortunistiche, gli ex manager della Eternit, Stephan Schmidheiny e Louis de Cartier, potrebbero ritrovarsi coinvolti in una nuova inchiesta avviata dalla procura di Torino sull’amiantifera di Balangero, la cava di amianto bianco più grande d’Europa e una delle più grandi del mondo. Il pm Raffaele Guariniello, a capo del pool dell’accusa nel maxi-processo ai vertici della multinazionale svizzera, ha già individuato, infatti, 40 casi di persone colpite da patologie che sarebbero legate all’esposizione all’amianto della cava, 25 delle quali sono già decedute.

Nel primo processo le vittime erano tutti dipendenti ad eccezione di un bambino, il figlio del custode. Nel fascicolo il magistrato sta invece raccogliendo i casi di malattie asbesto-correlate contratte non solo tra gli ex operai ma anche dalla popolazione residente nella zona. L’ultimo caso segnalato nei giorni scorsi alla procura è quello della moglie di un ex operaio della cava alla quale i medici dell’ospedale di Lanzo hanno diagnosticato l’asbestosi. La donna, 67 anni, non ha mai varcato i cancelli dell’amiantifera di Balangero, ma si sarebbe ammalata spolverando e lavando le tute del marito, che ci ha lavorato per più di vent’anni. Il caso della donna è considerato particolare dagli inquirenti perché sono i tumori come il mesotelioma a essere più diffusi tra i familiari di chi ha lavorato a contatto con lamianto, mentre l’asbestosi è più frequente tra gli ex lavoratori.

La cava, di proprietà della Eternit dal 1951 fino al 1983, fu definitivamente abbandonata solo nel 1990. Per molto tempo, però, ha continuato a rappresentare un grande rischio ambientale e la sua messa in sicurezza deve ancora essere completata.