Cinquecento euro per la vita rubata a chi abitava vicino alla fabbrica di pesticidi di Bhopal, in India, esplosa il 12 dicembre del 1984. Oppure 70 milioni di euro per i danni prodotti dalla Haven, la petroliera che nel 1991 ha inondato di petrolio la costa ligure affondando la salute del mare e l’economia turistica della regione. Sono compensazioni eque? Partendo da casi emblematici come questi, da alcuni anni la Fondazione SEJF -Supranational Environmental Justice Foundation – sta portando avanti un complesso lavoro legislativo e diplomatico per raggiungere due fondamentali obiettivi. Il primo, estendere le competenze della Corte Penale Internazionale  dell’Aja ai più gravi reati ambientali così da poterli giudicare quali crimini contro l’umanità; il secondo, istituire il Tribunale Penale Europeo dell’Ambiente, in modo da rendere omogeneo il contrasto e l’applicazione delle pene sul territorio europeo e, soprattutto, render possibile l’applicazione di quelle sanzioni.

Questo il tema del convegno internazionale che si terrà a Venezia il 21 giugno prossimo, presso la Scuola Grande San Evangelista dal titolo “Ambiente e salute: verso una giustizia globale” che vedrà riuniti per un’intera giornata di convegno istituzioni, legislatori, politici ed esperti del settore. Oltre a Antonino Abrami, presidente di SEJF saranno presenti, fra gli altri, il Premio Nobel Adolfo Perez Esquivel, il Ministro per lo Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, Giorgio Orsoni, Sindaco di Venezia, assieme a numerosi magistrati e giuristi provenienti da aree del mondo colpite da danni ambientali e sanitari che necessitano dell’intervento di una Corte di Giustizia Internazionale.