Si è aperto ieri, 20 giugno, a Rio de Janeiro il summit sulla Terra delle Nazioni Unite, a 20 anni dal summit che si tenne sempre a Rio e che individuò nel cambiamento climatico, nella perdita di biodiversità e nella desertificazione i tre maggiori problemi su cui occorreva intervenire per salvare il pianeta.

Il nuovo summit è l’occasione per tirare le somme sugli obiettivi che in quell’occasione erano stati fissati in tre documenti: la Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (UNFCCC), la Convenzione sulla diversità biologica (CBD), e la Convenzione per combattere la desertificazione (UNCCD), scaturita dal documento noto come Agenda 21).

Gli accordi contenevano solo obiettivi generici senza imporre soluzioni concrete. Questo perché c’era molta divergenza di vedute tra paesi ricchi e paesi poveri. Nonostante la sua vaghezza, il trattato di Rio servì come base per altri accordi più concreti (come il Protocollo di Kyoto) e per aumentare la consapevolezza dei problemi da risolvere.

Sulla rivista “Nature”,un ampio report fa il punto della situazione nei tre diversi ambiti: clima, biodiversità e desertificazione.

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