Nel settore dell’isolamento termico e acustico, la gestione delle FAV (Fibre Artificiali Vetrose) rappresenta una delle sfide tecniche più rilevanti per la sicurezza sul lavoro. Utilizzate massicciamente nell’edilizia moderna, nelle industrie e nelle infrastrutture, le FAV richiedono un’attenzione particolare a causa delle implicazioni sulla salute dei lavoratori e della complessità della normativa che ne regola la classificazione.
In questo articolo esploreremo cosa sono le FAV, come vengono classificate secondo le direttive europee e quali sono le migliori pratiche per la valutazione del rischio e la protezione del personale, con il supporto specialistico di Alis.
Cosa sono le FAV?
Le FAV sono un gruppo eterogeneo di materiali inorganici fibrosi ottenuti dalla fusione di sostanze minerali (vetro, roccia, scorie) che vengono successivamente filate o soffiate. Comunemente note come lane minerali (lana di vetro, lana di roccia, lana di scoria) o fibre ceramiche refrattarie, le FAV hanno sostituito quasi totalmente l’amianto grazie alle loro eccellenti proprietà isolanti e alla maggiore sicurezza intrinseca, a patto però che vengano gestite correttamente.
La classificazione delle FAV: Un labirinto normativo
La pericolosità delle FAV non è uniforme e dipende strettamente dalla loro composizione chimica e dalle dimensioni delle fibre. La normativa di riferimento per la classificazione è il Regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP), che suddivide le fibre in base al loro potenziale cancerogeno.
1. Fibre Ceramiche Refrattarie (FCR)
Queste fibre sono classificate come cancerogene di categoria 1B. Il loro utilizzo è limitato ad applicazioni industriali ad altissima temperatura e il loro impiego richiede protocolli di sicurezza estremamente rigidi, equiparabili a quelli previsti per l’amianto.
2. Lane Minerali (Lana di Vetro e Lana di Roccia)
La maggior parte delle lane minerali utilizzate oggi in edilizia sono classificate come non pericolose (o “non classificate”), a condizione che rispettino la cosiddetta Nota Q. Una fibra è considerata sicura se è “biosolubile”, ovvero se ha una composizione chimica che permette all’organismo di smaltirla rapidamente qualora venisse inalata.
Al contrario, se una FAV non rispetta i criteri di biosolubilità (Nota Q) o i diametri geometrici stabiliti (Nota R), deve essere classificata come cancerogena di categoria 2 (sospetta cancerogena).
I rischi per la salute dei lavoratori
L’esposizione alle FAV avviene principalmente per inalazione o per contatto cutaneo durante le fasi di taglio, posa, rimozione o manutenzione di manufatti isolanti.
- Effetti irritativi: Il contatto fisico con le fibre vetrose causa spesso dermatiti da contatto, prurito e irritazioni agli occhi.
- Apparato respiratorio: Le fibre fini possono penetrare nelle vie aeree profonde, causando infiammazioni croniche e, nei casi di fibre non biosolubili e persistenti, patologie più gravi a lungo termine.
È fondamentale che il DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) aziendale contenga un’analisi specifica sulla tipologia di FAV presente in cantiere o in stabilimento.
Valutazione del Rischio e Gestione in Cantiere
Il datore di lavoro ha l’obbligo di identificare la natura delle fibre utilizzate. Spesso, durante le ristrutturazioni, ci si imbatte in “vecchie lane minerali” installate prima degli anni 2000, che potrebbero non essere biosolubili.
L’approccio di Alis alla gestione delle FAV:
- Analisi di laboratorio: In assenza di schede tecniche originali, Alis supporta le aziende attraverso prelievi e analisi chimiche per determinare la concentrazione di ossidi alcalini e alcalino-terrosi, verificando il rispetto della Nota Q.
- Monitoraggio ambientale: Esecuzione di campionamenti dell’aria durante le fasi di lavorazione per misurare la concentrazione di fibre aerodisperse.
- Misure di prevenzione e protezione:
- Protezione Collettiva: Utilizzo di sistemi di aspirazione localizzata e limitazione dell’accesso alle aree interessate.
- DPI Specifici: Fornitura di maschere FFP3 o semimaschere con filtri P3, tute monouso di categoria III (tipo 5/6) e guanti protettivi.
Formazione e Addestramento: Il fattore umano
La consapevolezza del rischio è la prima linea di difesa. I lavoratori devono essere formati sulle corrette procedure di manipolazione delle FAV. Inumidire i materiali prima della rimozione, evitare l’uso di aria compressa per la pulizia e utilizzare attrezzi manuali al posto di elettroutensili ad alta velocità sono accorgimenti che riducono drasticamente la dispersione di polveri sottili.
Inoltre, la gestione dei rifiuti contenenti FAV richiede procedure specifiche di confezionamento (doppio sacco trasparente) e smaltimento con codice EER dedicato, per evitare la dispersione ambientale.
Conclusioni: Verso una gestione consapevole delle FAV
Le FAV sono materiali indispensabili per l’efficienza energetica e la sostenibilità degli edifici, ma la loro gestione non può essere lasciata all’improvvisazione. Una corretta classificazione iniziale e l’adozione di rigorose misure di sicurezza permettono di operare in totale tutela della salute.
Alis si pone come partner strategico per le imprese, offrendo una consulenza a 360 gradi: dalla caratterizzazione chimica delle fibre alla redazione dei piani di lavoro e alla formazione del personale.
Devi gestire la rimozione o la posa di lane minerali? Assicurati che le tue FAV siano conformi alla Nota Q. Contatta gli esperti di Alis su gruppoalis.it per un check-up completo.




