Il rischio biologico resta una delle sfide più complesse e attuali in materia di sicurezza sul lavoro. In un contesto segnato da nuove emergenze sanitarie e da un’attenzione crescente alle condizioni lavorative, è fondamentale comprendere come la normativa si sia evoluta per rispondere efficacemente a queste minacce. A giugno 2025, la Convenzione ILO 192 sui rischi biologici ha segnato una svolta internazionale, mentre in Italia prosegue l’aggiornamento del Testo Unico D.Lgs. 81/2008 e l’attenzione verso una gestione più rigorosa e consapevole della salute nei luoghi di lavoro.
La nuova Convenzione ILO 192: un cambio di paradigma globale
Adottata il 13 giugno 2025 durante la 113ª Conferenza Internazionale del Lavoro a Ginevra, la Convenzione ILO 192 si pone come primo trattato internazionale specifico sui rischi biologici nei luoghi di lavoro. Essa impone agli Stati membri di:
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Integrare i rischi biologici nelle politiche nazionali di tutela della salute e sicurezza sul lavoro (SSL).
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Prevedere protocolli preventivi ed emergenziali chiari.
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Garantire formazione, informazione e sorveglianza sanitaria e ambientale per i lavoratori.
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Adottare sistemi di monitoraggio e previsto un meccanismo di indennizzo per malattie professionali riconducibili all’esposizione.
La sua efficacia in Italia dipenderà dalla ratifica parlamentare e dalla successiva attuazione normativa.
Aggiornamenti normativi in Italia
Il D.Lgs. 81/2008 rimane il riferimento centrale per la tutela dai rischi biologici, in particolare con il Titolo X – Esposizione ad agenti biologici.
Nel contempo, il testo è stato aggior nato nella versione coordinata di gennaio 2025, che ha integrato le modifiche del D.Lgs. 135/2024 (che riguarda gli agenti cancerogeni e mutageni).
Definizione e classificazione del rischio biologico
Secondo la normativa, agenti biologici sono microrganismi, cellule, virus, batteri e tossine di origine animale, vegetale o genetica in grado di comprometter e la salute dei lavoratori.
Il rischio biologico si concretizza quando la pericolosità dell’agente si combina con modalità e frequenza di esposizione, vie di ingresso, assenza di misure preventive o protezione individuale adeguata..
Valutazione del rischio e misure preventive
Il datore di lavoro deve:
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Valutare il rischio attraverso l’identificazione degli agenti, verifica delle vie di esposizione e frequenza delle attività a rischio.
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Redigere il Documento di Valutazione del Rischio (DVR), aggiornandolo tempestivamente in caso di modifiche organizzative o in seguito a incidenti.
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Implementare misure preventive secondo una logica gerarchica: eliminazione o sostituzione dell’agente, protezione collettiva, formazione, uso di DPI specifici.
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Attivare sorveglianza sanitaria tramite medico competente, con visite e test mirati.
Ambiti a maggiore esposizione e misure specifiche
L’esposizione al rischio biologico è particolarmente rilevante in ambiti quali:
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Sanitario e veterinario: contatto con fluidi corporei, patogeni, materiali contaminati.
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Laboratori di ricerca: manipolazione di colture biologiche e agenti potenzialmente infettivi.
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Agricoltura e serra: esposizione ad allergeni, muffe, endotossine, punture e morsi.
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Rifiuti sanitari e ambientali: rischio di contaminazione biologica da materiale infetto.
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Impianti di climatizzazione e ambienti umidi: rischio legionella e altri microrganismi aerodispersi.
Biosicurezza: livelli di contenimento
Il concetto di livello di biosicurezza (BSL) definisce le misure strutturali e comportamentali in base al rischio dell’agente. I BSL variano da 1 a 4, con il livello 4 riservato ad agenti altamente pericolosi (es. Ebola), che richiedono laboratorio con tute a pressione positiva, camere a vuoto, decontaminazione UV.
Conclusione: un approccio integrato e lungimirante
L’evoluzione normativa in ambito di rischio biologico segna un passaggio cruciale: dalla mera conformità alla sicurezza come valore strategico. La Convenzione ILO 192 spinge verso una cultura della prevenzione sistemica e globale, mentre il quadro italiano continua a rafforzare gli obblighi e le modalità di tutela.
Chi anticipa i cambiamenti, formando, valutando e proteggendo i propri lavoratori con solide misure, trasforma il rischio biologico da costo a opportunità.
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