Il tema dello stress da lavoro correlato continua a essere una priorità per la sicurezza e il benessere nei luoghi di lavoro. In Italia, le “indicazioni per la valutazione dello stress lavoro correlato” approvate – come evidenziato nell’articolo del Gruppo Alis di qualche tempo da – rappresentano il livello minimo obbligatorio per adempiere all’obbligo di valutazione previsto dalla normativa vigente (qui il contenuto precedente). Questo articolo riprende quelle basi per aggiornarle con approfondimenti pratici, contesto normativo e strumenti attuali, offrendo una guida completa per le aziende moderne.
Quadro normativo aggiornato
Lo stress lavoro correlato è esplicitamente considerato tra i rischi da valutare secondo l’articolo 28 del D.Lgs. 81/2008. Le indicazioni della Commissione Consultiva Permanente, approvate con la circolare del 18 novembre 2010, delineano i metodi minimi per la valutazione.. Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) ne deve dunque contenere una specifica analisi, includendo gruppi omogenei di lavoratori, indicatori, eventi sentinella, misure preventive ecc.
Dal minimo obbligatorio all’approccio proattivo
L’articolo di Gruppo Alis evidenzia come le indicazioni costituiscano solo il punto di partenza e non esauriscano il potenziale di prevenzione possibile. Le aziende che puntano a una strategia efficace dovrebbero:
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Integrare indicatori oggettivi e percepiti, combinando dati organizzativi con la rilevazione psicologica.
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Prevedere una gestione dinamica del rischio, non solo reattiva.
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Coinvolgere attivamente RSPP, Medico Competente e RLS, come previsto dalla normativa.
Il processo valutativo: fasi chiave
Alla base della valutazione dello stress lavoro correlato vi sono quattro fasi strutturate e sinergiche:
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Fase propedeutica – Attivazione del gruppo di lavoro, identificazione dei gruppi omogenei, definizione del piano e strategia comunicativa interna.
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Valutazione preliminare – Analisi degli indicatori “oggettivi” (eventi sentinella, assenteismo, turnover, ritardi, congedi).
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Valutazione approfondita – Se la fase preliminare rileva criticità non risolte, si procede con strumenti qualitativi come questionari, focus group o interviste strutturate.
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Pianificazione interventi – Implementazione di azioni correttive, formazione, monitoraggio e verifica dell’efficacia.
Questa sequenza è coerente sia con le indicazioni ministeriali che con la metodologia INAIL.
Le criticità emergenti: stress nel lavoro remoto
Un aspetto emerso di recente riguarda lo stress correlato al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica. INAIL ha pubblicato nel 2025 un modulo integrativo che estende la metodologia tradizionale includendo fattori specifici come isolamento, carico cognitivo digitale, disconnessione fisica e confusioni sul ruolo.
Vantaggi per le imprese
Affrontare lo stress lavoro correlato in modo strutturato e lungimirante offre molteplici benefici:
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Miglioramento concreto della qualità del lavoro e del clima aziendale.
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Riduzione di assenteismo, errori e infortuni.
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Efficienza operativa: un ambiente sereno e attento aumenta produttività e fedeltà.
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Reputazione positiva nei confronti di stakeholder, clienti e figure istituzionali.
Conclusione: dalla valutazione all’evoluzione culturale
Le indicazioni approntate costituiscono un punto di partenza imprescindibile. Tuttavia, trasformare il rischio in risorsa richiede un approccio proattivo, che metta al centro il coinvolgimento, la prevenzione continua e l’attenzione alle nuove forme organizzative. Solo così lo stress da lavoro correlato può essere gestito in modo efficace, a beneficio delle persone e del futuro dell’azienda.
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