Nel 2025 il cambiamento climatico non rappresenta più solo una questione ambientale, ma un fattore di rischio concreto per la salute e la sicurezza dei lavoratori. L’aumento delle temperature, la maggiore frequenza di eventi estremi e le variazioni del microclima stanno incidendo in modo diretto sulle condizioni di lavoro, in particolare nei settori più esposti alle attività all’aperto o in ambienti non climatizzati.
La sicurezza sul lavoro è quindi chiamata ad evolversi, integrando i rischi climatici all’interno dei processi di valutazione e prevenzione, con un approccio strutturato e aggiornato.
Ondate di calore e lavori outdoor: un rischio crescente
Uno degli effetti più evidenti del cambiamento climatico è l’aumento delle ondate di calore, sempre più frequenti e intense anche in periodi tradizionalmente considerati a basso rischio. Nel 2025 questo fenomeno incide in modo significativo sui lavoratori impegnati in attività all’aperto.
I lavori outdoor, come quelli nei cantieri edili, nell’agricoltura, nella logistica, nei servizi ambientali e nella manutenzione stradale, espongono i lavoratori a temperature elevate per periodi prolungati. Il rischio caldo lavoro non riguarda solo il disagio fisico, ma può determinare conseguenze gravi per la salute, come colpi di calore, disidratazione, affaticamento e riduzione della capacità di attenzione.
Queste condizioni aumentano in modo significativo la probabilità di errori operativi e infortuni, rendendo necessarie misure di prevenzione specifiche e mirate.
Stress termico: impatti sulla salute e sulla sicurezza
Lo stress termico rappresenta una delle principali criticità legate al cambiamento climatico nei luoghi di lavoro. Si verifica quando l’organismo non riesce a mantenere un adeguato equilibrio termico a causa di temperature elevate, umidità, irraggiamento solare e carichi di lavoro intensi.
Nel 2025 lo stress termico viene riconosciuto come un rischio a tutti gli effetti, con impatti che possono includere:
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affaticamento fisico e mentale;
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calo della concentrazione;
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aumento degli infortuni;
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aggravamento di patologie preesistenti.
La gestione di questo rischio richiede un’analisi approfondita delle condizioni ambientali e delle modalità operative, evitando approcci standardizzati e poco efficaci.
Microclima e temperature estreme: effetti sulla produttività
Il microclima degli ambienti di lavoro influisce direttamente sul benessere dei lavoratori e sulla produttività. Temperature estreme, sia elevate che basse, possono compromettere le prestazioni fisiche e cognitive, aumentando il rischio di incidenti e riducendo l’efficienza complessiva.
Nel 2025, anche ambienti indoor come magazzini, capannoni industriali e strutture logistiche possono presentare criticità legate al microclima, soprattutto in assenza di sistemi di ventilazione o raffrescamento adeguati.
Una gestione non corretta del microclima può tradursi in:
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aumento delle pause non programmate;
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maggiore affaticamento;
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incremento dell’assenteismo;
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riduzione della qualità del lavoro svolto.
Investire nel miglioramento delle condizioni microclimatiche non è solo una misura di tutela della salute, ma anche una scelta strategica per la continuità operativa.
Adeguamento del DVR ai rischi climatici
Nel contesto attuale, l’adeguamento del Documento di Valutazione dei Rischi ai rischi climatici rappresenta un passaggio fondamentale. Il cambiamento climatico introduce variabili nuove e dinamiche che non possono essere ignorate nella valutazione della sicurezza.
Nel 2025, un DVR efficace deve considerare:
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l’esposizione dei lavoratori a temperature elevate o condizioni climatiche estreme;
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la durata dell’esposizione;
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le caratteristiche delle mansioni svolte;
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le misure organizzative e tecniche adottate per ridurre il rischio.
L’aggiornamento del DVR non deve essere inteso come un adempimento formale, ma come uno strumento operativo che consenta di pianificare interventi concreti, come la riorganizzazione degli orari di lavoro, l’introduzione di pause aggiuntive o l’adozione di dispositivi di protezione adeguati.
Settori più esposti nel 2025
Alcuni settori risultano particolarmente vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico in termini di sicurezza sul lavoro. Nel 2025, tra quelli maggiormente esposti si possono individuare:
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edilizia e cantieri temporanei e mobili;
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agricoltura e allevamento;
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logistica e trasporti;
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servizi ambientali e di manutenzione;
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industria manifatturiera in ambienti non climatizzati.
In questi contesti, la prevenzione dei rischi climatici deve diventare parte integrante della gestione della sicurezza, con interventi calibrati sulle specifiche esigenze operative.
Prevenzione e organizzazione del lavoro
La prevenzione dei rischi legati al cambiamento climatico passa in larga parte attraverso scelte organizzative consapevoli. Nel 2025 le aziende più attente adottano misure come:
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la pianificazione delle attività nelle fasce orarie meno critiche;
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la rotazione delle mansioni;
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la formazione dei lavoratori sul riconoscimento dei sintomi da stress termico;
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il monitoraggio delle condizioni ambientali.
Queste azioni, se integrate in un sistema di gestione della sicurezza, consentono di ridurre significativamente l’impatto dei rischi climatici sulla salute dei lavoratori.
Per informazioni, consulenze e preventivi sulla gestione dei rischi climatici e sulla sicurezza sul lavoro, puoi contattarci al numero 06.81174371 oppure scriverci a info@gruppoalis.it.




