L’analisi e il controllo della qualità dell’aria in ambienti confinati o indoor riveste una grande rilevanza per la salute di lavoratori e clienti.

Quali sono gli obblighi e le normative a cui un datore di lavoro deve fare riferimento? Come monitorare il corretto funzionamento degli impianti aeralauci? Quali i concreti pericoli da tenere sotto controllo? Nell’articolo riportiamo l’esempio dei centri commerciali, con le risposte a queste e a molte altre domande

I centri commerciali sono edifici generalmente affollati nei quali passano molto tempo diverse categorie di persone: i lavoratori dei singoli esercizi commerciali, i lavoratori a servizio delle parti comuni della struttura (impiantisti, addetti alle pulizie, elettricisti, ecc) e i clienti. Tutti respirano la stessa aria che deve essere erogata da un impianto in perfetta efficienza e in ottimo stato di manutenzione, al fine di garantire aria con i più elevati standard di qualità

Dal punto di vista aeraulico un centro commerciale è un “sistema chiuso” in cui l’aria erogata ai fruitori viene affidata completamente ad un impianto di areazione: per intenderci non vi è possibilità di ricambiare aria aprendo le finestre. La responsabilità di garantire a tutti una buona qualità dell’aria spetta pertanto al gestore dell’impianto il quale provvede, oltre alla normale attività di manutenzione come il cambio dei filtri, anche a raccogliere prove dirette dell’efficacia di tali interventi mediante campioni di aria da sottoporre a successive analisi. I parametri raccolti sono indicatori diretti e indiretti della qualità dell’aria e dello stato manutentivo dei canali e delle Unità di Trattamento dell’Aria (UTA) e possono essere individuati in tre famiglie: polveri, gas e contaminanti microbiologici.

  • Le polveri, da valutare con il criterio differenziale, restituiscono informazioni sullo stato di pulizia dei canali e del sistema filtrante; per criterio differenziale si intende quella tecnica di valutazione basata sul confronto della misura in esterno con i valori indoor, misurati dentro la struttura: valori indoor più bassi dell’esterno indicano una buona capacità filtrante e una buona pulizia dei canali. La frazione granulometrica da ricercare, sia internamente che esternamente, dovrebbe essere il PM10 ovvero quella di rilevanza tossicologica per la maggior parte della popolazione (soprattutto per i bambini) la cui origine è anche, e soprattutto, lo smog prodotto dal traffico veicolare.
  • Tra i gas indicatori della qualità dell’aria di un sistema chiuso troviamo l’anidride carbonica (CO2) da valutare anche questa con il criterio differenziale: lo standard ASHRAE 62:2001 indica che una differenza di valori di CO2 tra interno ed esterno maggiore di 460 ppm può avere una percentuale di insoddisfatti pari al 15% mentre se tale differenza raggiunge i 700 ppm, le condizioni di ventilazione dell’ambiente sono considerate insufficienti da circa il 20% degli occupanti. Valori di CO2 superiori a 1.000 ppm indicano una scarsa capacità di ricambio dell’impianto tale da rendere sgradevole l’aria per la maggior parte dei fruitori. Gli ossidi di azoto (NOx) e il biossido di zolfo (SO2), generati dai gas di scarico delle automobili, ci danno indicazioni circa il corretto posizionamento delle UTA (Unità di trattamento dell’aria). Valori elevati, superiori a quanto riscontrabile in esterno (al piano strada), indicano che i punti di ripresa dell’aria delle UTA sono troppo vicini alle auto o sul piano strada.
  • I parametri microbiologici indicano esclusivamente il livello di pulizia delle canalizzazioni e dei filtri. La legionella, la carica batterica e la carica micetica non provengono dall’esterno, ma sono generati direttamente dall’impianto. Migliore è il suo stato di pulizia minore e la probabilità di trovare tali contaminanti. La legionella si annida nelle zone umide dell’impianto e si forma dove c’è acqua, meglio se stagnante, e può essere facilmente diffusa tramite l’impianto di areazione e contaminare gli ambienti indoor con i suoi occupanti, lavoratori o clienti che siano. È fondamentale il controllo periodico di questo batterio per intervenire tempestivamente al fine di scongiurare patologie che in alcuni gravi casi possono portare anche alla morte del soggetto. Meno gravi, ma comunque importanti, sono le contaminazioni da carica batterica e micetica. La presenza di Carica Batterica totale (batteri mesofili) indica una contaminazione di origine umana e animale e include i patogeni convenzionali e una parte dei contaminanti ambientali. La Carica Micetica totale riguarda i funghi, le muffe e lieviti. La determinazione del parametro micetico nei campioni ambientali è necessaria poiché la loro presenza è spesso correlata alla polvere e può essere considerevole in presenza di elevata umidità. Alcune specie possono essere patogene, tossigene e svolgere attività allergenica. Per la valutazione di questi parametri si utilizza il criterio assoluto della European Collaborative Action, pubblicato anche sulle linee guida INAIL “Il monitoraggio microbiologico negli ambienti di lavoro” nell’edizione del 2010.

Per gli ambienti interrati di un centro commerciale, che possono essere adibiti sia a parcheggio auto che a luoghi di lavoro, si possono ricercare i seguenti inquinanti:

  • Per l’autorimessa/parcheggio tutti gli inquinanti generati dal traffico veicolari e dagli automezzi in movimento: IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), Monossido di carbonio (CO), ossidi di azoto (NOx), biossido di zolfo (SO2), da confrontare con un bianco, ovvero un valore di fondo raccolto al piano strada.
  • Per i locali interrati adibiti a luogo di lavoro, oltre agli inquinanti descritti nel punto elenco, anche il radon, gas cancerogeno prodotto in via naturale dal sottosuolo i cui valori di concentrazione sono da confrontare con il criterio assoluto indicato dalla normativa vigente.

Le postazioni di misura dovranno essere scelte nelle aree comuni, di cui il proprietario (o il committente dell’indagine) abbia la disponibilità giuridica dei luoghi. La verifica di qualità dell’aria di un centro commerciale, pur non potendo essere considerata un obbligo stringente a carico del proprietario dell’immobile o del gestore dell’impianto, può diventarlo nell’ambito dei contratti di locazione stipulati con i vari esercenti dei singoli negozi, nei quali si garantisce, nella formula di rito, la perfetta efficienza degli impianti a servizio dell’attività. Per questo motivo gli esiti dell’indagine ambientale potranno essere trasmessi ai datori di lavoro dei singoli esercizi commerciali i quali, attraverso il loro RSPP (Responsabile del servizio di Prevenzione e Protezione) potranno integrare/aggiornare il loro DVR (Documento di Valutazione dei Rischi) in merito al fattore di rischio “qualità dell’aria”, ottemperando in questo modo all’obbligo indicato nell’allegato IV del D. Lgs. 81/08, punto 1.9. Con tale documento tuttavia anche il committente potrà ottemperare all’obbligo sulla informativa dei rischi di cui all’art. 26 dello stesso Decreto Lgs. 81/08 nell’ambito dei contratti di appalto.