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Amianto, il rischio di malattie negli ambienti di vita

Domenica scorsa nell’inserto Salute del Corriere della Sera è stato pubblicato un interessante articolo relativo ai mutamenti dell’incidenza dei danni da amianto sulle persone.

Si sottolinea come il rischio di inalazione di fibre di amianto e quindi di contrarre il mesotelioma, si sia spostato dagli ambienti produttivi agli ambienti di vita, prevedendo una terza ondata di malattie asbesto-correlata da attendersi per il 2020.

Infatti, se prima tale rischio colpiva maggiormente chi estraeva il pericoloso minerale e chi lo utilizzava nei processi produttivi, oggi colpisce maggiormente gli ambienti di vita, ovvero la comunità tutta che si trova a convivere con questo materiale ancora massicciamente presente in diversi manufatti che costituiscono, ad esempio, gli edifici dove abitiamo. Nell’articolo si auspica, da parte di diversi attori preposti, l’adozione di strategie più opportune per monitorare la situazione. Noi della Alis crediamo che una corretta valutazione di tale rischio è una delle strategie più efficaci per ridurre la probabilità di contrarre una patologia asbesto-correlata ed una normativa più stringente, relativamente alla concentrazione dei valori delle fibre aerodisperse, aiuterebbe ad una caratterizzazione più precisa dei possibili ambienti inquinati.

Il DM 6/9/94 infatti prevede che un ambiente deve considerarsi “inquinato da fibre di amianto” a concentrazione superiori alle 20 fibre litro di aria utilizzando la tecnica analitica in Microscopia Ottica a Contrasto di Fase (MOCF), mentre solo 2 fibre per litro di aria, utilizzando l’analisi in Microscopia Elettronica (SEM) sono sufficienti per definire ugualmente l’ambiente inquinato da fibre di amianto. L’analisi in MOCF è di gran lunga meno costosa della SEM pertanto più facilmente accessibile per qualsiasi privato cittadino che intendesse accertare l’eventuale presenza delle fibre di amianto negli ambiente in cui vive. Noi della Alis riteniamo che 20 fibre per litro di aria in MOCF siano valori oggi troppo elevati e poco cautelativi poiché le tecniche analitiche in microscopia ottica sono molto migliorate rispetto a 30 anni fa quando è stato emesso il DM del 94 avendo a disposizione microscopi più precisi e competenze professionali dei tecnici analisti di laboratorio decisamente più elevate.

Dal nostro punto di vista, questa carenza normativa non ha consentito di gestire correttamente alcune situazioni di evidente rischio per la popolazione soggetta a condizioni di elevata esposizioni. Una motivazione in più per preoccuparci della terza ondata di malattie asbesto-correlate attesa per il 2020.

Matteo Mazzali

Direttore Tecnico Alis SrL

 

Leggi l’articolo del Corriere della Sera 

 

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