ROMA – Stima dei costi sanitari e sociali del mesotelioma, epidemiologia e registrazione dei casi di mesotelioma amianto correlati, il rischio di malattia nel genere femminile, il disagio psicologico per gli ammalati e i loro familiari, le prospettive di attuazione del Piano nazionale amianto. Di questi e altri temi centrali nell’analisi della patologia amianto correlate si è discusso ieri, a Roma, presso la sede Inail di piazzale Pastore, in occasione della riunione annuale dei Centri operativi regionali del Registro nazionale dei mesoteliomi – ReNaM.

Il Registro nazionale dei mesoteliomi (ReNaM) – istituito dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 308/2002 – è un sistema di sorveglianza epidemiologica dei casi incidenti di mesotelioma, articolato su base regionale attraverso i Centri operativi regionali (Cor) che hanno l’obiettivo di identificare tutti i casi di mesotelioma insorti nel proprio territorio e di definire la storia professionale, residenziale, familiare e ambientale dei soggetti ammalati. Un’architettura basata su una struttura centrale con funzioni di coordinamento, standardizzazione dei metodi, promozione dei progetti di ricerca e su organismi regionali che raccolgono i casi su base territoriale, partecipano all’analisi aggregata dei dati e ai progetti di ricerca.

“Il Piano nazionale amianto è un documento di grande respiro che attiene ai temi della sanità pubblica, del risanamento ambientale, della tutela previdenziale e della sicurezza del lavoro – ha sottolineato Marinaccio, primo ricercatore Inail del Dipartimento medicina del lavoro e responsabile del ReNam. – E che pone in evidenza alcune questioni di rilievo come l’esposizione di origine ambientale”. In Italia, come in molti altri Paesi, “è rilevante la componente di soggetti che si sono ammalati per ragioni non professionali, ma familiari o residenziali, in particolare per la convivenza con soggetti esposti o la presenza del materiale negli edifici – continua il ricercatore – La questione della corretta identificazione e di come garantire una tutela per tali soggetti è ancora aperta nel nostro Paese e il Piano lo sottolinea”.

Un altro spunto di approfondimento verrà dal contributo sul rischio di malattia nel genere femminile. “In Italia la componente di genere femminile nel complesso dei soggetti ammalati di mesotelioma è molto rilevante e compresa fra il 25% ed il 30% dei casi rilevati dalla sorveglianza epidemiologica, un valore significativamente più alto rispetto a molti altri Paesi con dati comparabili – spiega Marinaccio – Sono note le storie di molte mogli di lavoratori esposti che si sono ammalate in ragione di tale convivenza: affinare gli strumenti di analisi epidemiologica su questi temi è uno degli obiettivi della riunione”.

Entro fine anno la pubblicazione del V Rapporto. Attualmente è in corso la stesura del V Rapporto ReNaM in cui si riferirà delle analisi dei dati relativi ai casi di mesotelioma con diagnosi nel periodo 2009-2012 (il IV rapporto era stato pubblicato nel 2012 ndr). Ad oggi l’archivio del Registro comprende oltre 20.000 casi di mesotelioma maligno della pleura, del peritoneo, del pericardio e del testicolo. “Osservando le esperienze di altri Paesi, abbiamo potuto riscontrare che il Renam è riconosciuto come un modello positivo” aggiunge Marinaccio “Inoltre, l’autorevolezza e la buona qualità dei dati prodotti sono confermati da un consistente numero di articoli sull’attività del Registro pubblicati sulle principali riviste scientifiche internazionali, articoli che stiamo raccogliendo in una dispensa bibliografica in corso di stampa e di diffusione on line”.

Fonte: Inail