L’Italia è uno dei Paesi del Bacino del Mediterraneo dove è maggiore la frequenza dei terremoti. L’intensità di alcuni di essi determina un altissimo impatto sociale ed economico. La nostra penisola è ubicata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive, con conseguente formazione di faglie di diverso genere, alcune delle quali sismogenetiche. L’Italia è stata colpita in 2500 anni da più di 30.000 terremoti di intensità superiore al IV-V grado della scala Mercalli e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado. Solo nel XX secolo, ben 7 terremoti hanno avuto effetti classificabili tra il X e XI grado Mercalli.Negli ultimi 40 anni l’ammontare dei danni dovuti ai terremoti è valutabile in circa 135 miliardi di euro, impiegati per il ripristino e la ricostruzione post-evento oltre a conseguenze inestimabili sociali e  sul patrimonio storico-artistico.

L’impatto dei terremoti è attribuibile principalmente all’elevata densità abitativa e alla notevole fragilità del nostro patrimonio edilizio.

Conoscere le caratteristiche sismiche (pericolosità sismica = probabilità al verificarsi di un evento sismico di una certa magnitudo, in un certo intervallo di tempo) del territorio ove una struttura è inserita è il primo indispensabile passo per adeguare antisimicamente la struttura stessa e, di conseguenza, mitigare i danni che l’evento può produrre. In una parola, diminuire la sua vulnerabilità.
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