La flessione percentuale rispetto l’anno precedente è stata pari al 9% per quanto riguarda gli infortuni e al 17% per i casi mortali. Questi dati sono stati resi noti dal presidente dell’Istituto, Massimo De Felice nella Relazione annuale presentati questa mattina nella Sala della Regina alla presenza della vicepresidente della Camera, Marina Sereni, e del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti.

Un dato interessante è quello riguardante gli infortuni “fuori azienda” (con mezzo di trasporto o in itinere) che rappresentano più della metà dei decessi; Infatti sul totale di 1.175 denunce di infortunio mortale (nel 2012 erano state 1.331), quelle finora riconosciute dall’Istituto come “sul lavoro” sono 660, di cui 376 avvenute “fuori dall’azienda”. Se i 36 casi ancora in istruttoria fossero tutti riconosciuti “sul lavoro” la riduzione sarebbe pari al 17% rispetto al 2012 e al 32% rispetto al 2009.

Un ulteriore dato che emerge dalla Relazione è quello dei giorni di inabilità che nel 2013 sono stati circa 11,5 milioni con un costo a carico dell’Inail (nel 2012 erano circa due milioni in più): in media 81 giorni per gli infortuni che hanno provocato menomazione e circa 20 giorni per quelli in assenza di menomazione. L’indice di sinistrosità mostra per gli infortuni sul lavoro accaduti negli anni 2009-2011 un andamento lievemente decrescente verso il livello di 2,4 ogni 100 addetti esposti al rischio per un anno, mentre i casi mortali si mantengono sotto i quattro ogni 100mila addetti.

In controtendenza le denunce di malattie professionali che nel 2013 sono state 51.839, 5.556 in più rispetto alle 46.283 dell’anno precedente. Per 19.745, pari al 38%, l’Istituto ha riconosciuto la causa professionale, mentre circa il 3% è ancora nella fase istruttoria. I lavoratori deceduti nel 2013 con riconoscimento di malattia professionale sono stati invece 1.475 (quasi il 33% in meno rispetto al 2009), di cui 376 per patologie asbesto-correlate protocollate nell’anno. L’analisi per classi di età mostra che il 62% di questi decessi è avvenuto oltre i 74 anni di età.

I dati sono comunque consultabili nella sezione “open data” del portale dell’Istituto che mette a disposizione con cadenza semestrale le serie storiche quinquennali dei dati sui singoli casi di infortunio, corredati da modello di lettura, vocabolario e tabelle di sintesi.

FOnte: Il Sole 24 Ore