Gas radon: sintomi, rischi per la salute, misurazione e obblighi

In breve: il gas radon non dà sintomi immediati: è incolore, inodore e non irrita. Il suo effetto è a lungo termine: respirato per anni ad alte concentrazioni aumenta il rischio di tumore al polmone, di cui è la seconda causa dopo il fumo. L'unico modo per sapere se c'è è misurarlo. Nei luoghi di lavoro interrati, e al piano terra o seminterrato nelle aree prioritarie, la misura è obbligatoria (D.Lgs. 101/2020) e il livello di riferimento è 300 Bq/m³ di media annua.

Cos'è il gas radon e da dove arriva

Il radon è un gas radioattivo naturale. L'isotopo più importante, il radon-222, nasce dal decadimento del radio-226, che a sua volta deriva dall'uranio-238 presente in rocce e terreni, soprattutto tufi, graniti e suoli di origine vulcanica, molto diffusi anche nel Lazio.

Dal suolo il gas risale e penetra negli edifici attraverso crepe, giunti, passaggi degli impianti e pavimenti a contatto con il terreno. All'aperto si disperde subito; negli ambienti chiusi e poco ventilati può accumularsi. Anche alcuni materiali da costruzione e l'acqua di falda possono contribuire.

Gas radon: sintomi ed effetti sulla salute

Chi cerca i sintomi del gas radon deve sapere una cosa: l'esposizione non provoca disturbi immediati. Non causa mal di testa, nausea o irritazione, e non si avverte in alcun modo. Per questo è considerato un rischio subdolo.

Il danno è legato all'esposizione prolungata. I prodotti di decadimento del radon, anch'essi radioattivi, si legano al particolato, vengono inalati e irradiano i tessuti dei bronchi. Nel tempo questo aumenta la probabilità di sviluppare un tumore polmonare. L'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) classifica il radon come cancerogeno certo per l'uomo (gruppo 1), e il rischio è molto più alto per i fumatori.

I sintomi che a volte si leggono associati al radon, come tosse persistente, sangue nell'espettorato, difficoltà respiratorie e dolore toracico, sono in realtà quelli di una possibile malattia polmonare e compaiono dopo molti anni. In presenza di questi disturbi bisogna rivolgersi al medico; per il radon, invece, la prevenzione passa dalla misura negli ambienti.

Locale interrato di un edificio in cui si misura la concentrazione di gas radon

Dove si accumula

  • Locali interrati e seminterrati: cantine, archivi, magazzini, autorimesse, locali tecnici occupati.
  • Piani terra a diretto contatto con il suolo, soprattutto senza vespaio aerato.
  • Edifici su terreni ricchi di uranio, come le zone di origine vulcanica.
  • Ambienti poco ventilati, specie in inverno, quando le finestre restano chiuse.

La concentrazione può cambiare molto anche tra due edifici vicini: non si può dedurre dalla zona, va misurata.

Come si misura

Il valore di riferimento è la concentrazione media annua in aria, espressa in becquerel per metro cubo (Bq/m³). Per questo la misura si fa con dosimetri passivi lasciati nelle postazioni per circa un anno, di solito in due semestri, e poi analizzati da un servizio di dosimetria riconosciuto. Gli strumenti elettronici a lettura immediata sono utili per indagini preliminari o per verificare un intervento, ma non sostituiscono la misura annuale.

Gruppo Alis effettua la misura con campionatori passivi lasciati indisturbati per circa 360 giorni nelle postazioni individuate, sia nei luoghi di lavoro sia nelle abitazioni. Scopri il servizio di misurazione del radon.

Obblighi nei luoghi di lavoro

Il D.Lgs. 101/2020, che recepisce la direttiva Euratom 2013/59, obbliga il datore di lavoro a misurare il radon in:

  • luoghi di lavoro sotterranei (locali con almeno tre pareti sotto il piano di campagna);
  • luoghi di lavoro al piano terra o seminterrati nelle aree prioritarie individuate dalle Regioni;
  • specifiche tipologie indicate dal Piano nazionale d'azione per il radon, e gli stabilimenti termali.

Le misure vanno completate entro 24 mesi dall'inizio dell'attività o dalle scadenze fissate dalla norma. Poi:

  • sotto i 300 Bq/m³: si documentano i risultati, che entrano nel DVR, e si ripete la misura ogni 8 anni o dopo lavori strutturali sull'attacco a terra o di isolamento termico;
  • sopra i 300 Bq/m³: va inviata una comunicazione con la relazione tecnica a ASL, ARPA, Ispettorato del lavoro e Ministero del lavoro, e vanno attuate misure correttive entro 2 anni con un esperto in interventi di risanamento radon. Dopo il risanamento si verifica l'efficacia e si ripetono le misure ogni 4 anni;
  • se dopo il risanamento il valore resta sopra il livello di riferimento, l'esperto di radioprotezione valuta le dosi dei lavoratori; sopra 6 mSv/anno si applica la radioprotezione dei lavoratori prevista dal decreto.

Nel Lazio la definizione delle aree prioritarie è legata al piano regionale sul radon: conviene verificare lo stato con l'ASL o con un consulente prima di escludere l'obbligo. Per i luoghi di lavoro sotterranei serve inoltre valutare l'eventuale autorizzazione in deroga dell'art. 65 del D.Lgs. 81/2008. Il radon fa parte a pieno titolo della valutazione dei rischi.

Radon in casa: valori di riferimento

Per le abitazioni il D.Lgs. 101/2020 fissa livelli di riferimento di 300 Bq/m³ per gli edifici esistenti e di 200 Bq/m³ per quelli costruiti dopo il 31 dicembre 2024. Per i privati la misura non è obbligatoria ma è fortemente consigliata, soprattutto per chi vive al piano terra o in zone vulcaniche.

Come ridurre il radon

Il radon non si elimina del tutto, ma si può ridurre in modo efficace. Le soluzioni si scelgono dopo la misura e un sopralluogo:

  • ventilazione naturale o meccanica dei locali;
  • sigillatura di crepe, giunti e passaggi degli impianti verso il terreno;
  • depressurizzazione del suolo con un pozzetto radon collegato a un ventilatore, che aspira il gas sotto l'edificio e lo espelle all'esterno;
  • pressurizzazione dell'edificio o del vespaio, per contrastare la risalita del gas;
  • nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni, vespaio aerato e barriere impermeabili al radon.

Dopo ogni intervento la concentrazione va misurata di nuovo per verificare il risultato.

Domande frequenti

Quali sono i sintomi del gas radon?

Nessuno nell'immediato. Il radon non si sente e non provoca disturbi acuti; il rischio è un aumento della probabilità di tumore al polmone dopo anni di esposizione.

Qual è il livello di radon pericoloso?

Non esiste una soglia sotto la quale il rischio è zero. Il livello di riferimento di legge è 300 Bq/m³ di media annua per luoghi di lavoro e abitazioni esistenti, 200 Bq/m³ per le case costruite dopo il 2024.

Chi è obbligato a misurare il radon?

I datori di lavoro con locali sotterranei, quelli con locali al piano terra o seminterrati nelle aree prioritarie, gli stabilimenti termali e le attività indicate dal Piano nazionale radon.

Quanto dura la misura del radon?

Per avere la media annua servono circa 12 mesi di misura con dosimetri passivi.

Il radon si può eliminare?

Non del tutto, ma ventilazione, sigillature e depressurizzazione del suolo riducono la concentrazione anche di molto. L'efficacia va sempre verificata con una nuova misura.

A Roma c'è molto radon?

Roma e il Lazio hanno molti terreni di origine vulcanica, che possono rilasciare radon. I valori però cambiano da edificio a edificio: l'unico modo per saperlo è misurare.

Gruppo Alis dal 1996 affianca imprese, enti e privati di Roma e del Lazio nella misurazione del radon, nella valutazione del rischio per i datori di lavoro e nella progettazione degli interventi di riduzione. Chiama lo 06 81174371 o scrivici dalla pagina Contatti.

Fonti: D.Lgs. 101/2020 (artt. 12, 16, 17, 18 e allegato II); Piano nazionale d'azione per il radon 2023-2032; INAIL, Il rischio radon nei luoghi di lavoro (2024); IARC, classificazione del radon nel gruppo 1; D.Lgs. 81/2008, art. 65.

Serve supporto su questo tema?

I tecnici di Gruppo Alis affiancano aziende ed enti di Roma su sicurezza sul lavoro, valutazione dei rischi, ambiente e formazione obbligatoria. Raccontaci la tua situazione: ti diciamo come procedere.

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