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GreenAccord: l’architettura del futuro sarà più sostenibile

Investire in sostenibilità fa aumentare i profitti. Questo il filo conduttore dell’VIII Forum di GreenAccord sull’ambiente, una tre giorni che ha visto alternarsi architetti di fama internazionale e aziende che hanno scommesso sull’innovazione e sulla riduzione della propria impronta ecologica. Abitazioni, prodotti elettronici, rifiuti ingombranti, pavimentazioni tessili. Settori molto diversi ma realtà accomunate da una stessa convinzione: il valore di un progetto deve misurarsi non più solo sulla sua forma ma sulla sua capacità di mettere in relazione, in modo sostenibile, l’uomo e l’ambiente.
“Lo spazio pubblico urbano – dice Roland Günter, architetto, storico dell’arte e presidente del Deutscher Werkbund – deve essere memoria del passato proiettato nel futuro. Dal passato possiamo imparare cose con senso e cose senza senso. Il presente è la scelta tra senso e nonsenso”. Ed ecco quindi la necessità di recuperare lo spazio per l’uomo riqualificando i centri urbani, risparmiando le aree ancora non antropizzate ed esaltando i luoghi che possano incrementare gli spazi sociali ad uso collettivo. Ma in che modo?  “E’ molto importante – rilancia il grande architetto tedesco – che le nostre città siano da stimolo per creare spazi di aggregazione. Dobbiamo, ad esempio, capire e valorizzare la funzione pubblica delle piazze che troppo spesso non possiedono nulla del luogo di incontro che avevano in passato. Sono ridotte a meri parcheggi che le sviliscono e ne tolgono i valori”.
Per esemplificare, Günter mostra le foto di alcune piazze che potrebbero essere tra le più belle d’Italia e che invece sono degenerate in parcheggi: “Dice la gente: non vogliamo camminare. Dico: è come se avessero perso le gambe. Un luogo strano: con persone senza gambe”.
“Per fare vera riqualificazione – sottolinea il presidente dell’Ance Toscana (Associazione costruttori edili), Alberto Ricci – non si deve intervenire su edifici singoli, ma su interi quartieri, come da tempo si fa negli altri Paesi europei”. Ma per farlo, serve la presenza di due categorie di soggetti: committenze informate e maestranze qualificate. “Senza di loro, un cambio di rotta è difficilmente avviabile”.
Dal mondo accademico, le esigenze di riduzione degli impatti umani sul territorio iniziano a trasferirsi a livello di istituzioni. In Emilia Romagna, da tempo si sta sviluppando un programma di gestione sostenibile del territorio. Ma le sfide non sono poche: “Entro dieci anni, la nostra popolazione regionale crescerà di oltre 400mila unità, pari al 12-15% del totale. Aumenteranno le classi d’età e le presenze straniere. La sfida è rendere compatibile questa dinamica con le politiche di tutela ambientale”, spiega Enrico Cocchi, direttore generale della Regione Emilia Romagna. “Il nostro compito è evitare infrastrutture inutili, ristrutturare invece l’esistente e riconoscere il valore delle produzioni agricole, per impedire la conversione dei terreni”. Ma, per essere efficace, la strategia richiede il coinvolgimento della popolazione: “Qualsiasi progetto, anche di riqualificazione architettonica, deve essere sviluppato attraverso un processo di partecipazione pubblica. Servono scelte condivise, per concordare piani che siano richiesti e accettati dai cittadini”.
Ma per arrivare alle scelte condivise è necessario informare i cittadini, aspetto in cui il nostro Paese ha ancora da imparare. Un esempio concreto? Lo offre l’architetto Günter: dal mercato grande di Firenze alla sua casa all’angolo sinistro, il farmacista Luca Landucci ha scritto un diario che copre un periodo lungo più di 50 anni dal 1450 al 1500. “Lo ringraziamo, perché ci ha regalato una delle fonti più importanti per la vita quotidiana della città. Ma sulla facciata della casa non si trova nessun richiamo su questo. Nessuna possibilità di saperlo.  Dobbiamo spiegarlo, altrimenti non si capisce”. Un modello alternativo? “Nell’insediamento Eisenheim della Ruhr, dove abito, abbiamo applicato 70 tavole con sempre due pagine di testo. Spiegano: personaggi, case, storie, avvenimenti, rapporti proprio perché la dimensione dell’aspetto pubblico si intensifica tramite le tante e ricche spiegazioni”. Sono “strade parlanti”. Strade che sanno raccontare se stesse a chi le vive, piazze che sanno parlare a tutti. Perché, come dice il presidente del Deutscher Werkbund, “il respiro crea uno spazio che respira”.

Fonte: la Repubblica

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