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Da Repubblica.it

“Annullamento senza rinvio della condanna a Stephan Schmidheiny perché tutti i reati sono prescritti”. E’ quel che ha chiesto a sorpresa il procuratore generale di Cassazione, Francesco Mauro Iacoviello, nell’udienza del maxi processo Eternit che si è aperta questa mattina davanti alla prima sezione penale della Cassazione presieduta da Arturo Cortese. Nell’aula magna di piazza Cavour a Roma sono presenti anche tantissimi familiari delle vittime di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli. Figli e anche nipoti di operai o semplici cittadini che sono morti di mesotelioma pleurico, il tumore provocato dall’inalazione di polveri d’amianto, nei quattro stabilimenti italiani della multinazionale elvetico-belga. Il pg ha chiesto ai giudici questa mattina di dichiarare la prescrizione dei reati contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, annullando senza rinvio la sentenza emessa il 3 giugno 2013 dalla Corte d’appello di Torino, che aveva condannato l’imputato a 18 anni di reclusione.

“Piegare il diritto alla giustizia, può fare giustizia oggi ma creare in futuro mille ingiustizie. Gli inglesi dicono che casi difficili creano brutte leggi. Può capitare che diritto e giustizia vadano in direzioni contrapposte, i giudici non hanno alternativa, devono seguire il diritto” ha detto Iacoviello, che rappresenta la pubblica accusa, nel corso della sua requisitoria.  “Siamo in presenza di un leading case, un primo processo in Italia che ha implicazioni notevoli e attese notevoli non solo per le  persone coinvolte ma per la comunità scientifica perche voi creerete un precedente per il futuro”. La relazione dei fatti che risalgono al 1966 (ci sono stati oltre 40 anni di ricostruzioni dei fatti) è affidata alla relatrice Piera Maria Caprioglio. Secondo le indagini che ha portato avanti nel tempo il procuratore Torino, Raffaele Guariniello, insieme ai pm Gianfranco Colace e Sara Panelli, i massimi vertici di Eternit erano a conoscenza, almeno dagli anni ’70, che l’amianto provocava malattie letali ma, secondo i giudici di primo e di secondo grado, avrebbero scelto con consapevolezza di proseguire nelle lavorazioni nocive.

Nel corso della requisitoria il Pg ha evidenziato le discrepanze tra la sentenza di primo e di secondo grado. “La divergenza -ha detto- è sul momento consumativo del disastro. In primo grado si è detto che il disastro cessa quando la bonifica degli ambienti è stata interamente completata; in secondo grado i giudici hanno detto che il disastro termina nel momento in cui non ci saranno morti in eccedenza sostenendo, in pratica, che finchè dura la malattia dura il disastro”. Parlando della tesi accusatoria portata avanti in tutti questi anni dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello il Pg della suprema Corte ha sottolineato come l’accusa abbia fatto “un percorso pionieristico, facendo rientrare le morti come eventi del disastro”. Un ragionamento diverso da quello seguito dal sostituto procuratore generale Iacoviello che nella sua requisitoria ha fatto capire che, a suo modo di vedere, le morti non fanno parte del concetto di disastro.

“Siamo frastornati. E’ come se le vittime non  ci fossero mai state” commentano a caldo i parenti delle vittime raccolti all’esterno della sede della Cassazione, molti di loro con le foto dei loro cari deceduti negli anni. “Se veramente la condanna verrà annullata sarà un duro colpo, ma non ci fermeremo qui per rispetto alle persone che continuano a morire”.

Fonte: Repubblica.it