La segnaletica di sicurezza è obbligatoria in ogni luogo di lavoro dove la valutazione dei rischi evidenzia pericoli che non si possono eliminare del tutto. Le regole sono nel Titolo V del D.Lgs. 81/2008 e nei suoi allegati, che stabiliscono colori, forme e significati dei cartelli. In questa guida vediamo quali cartelli servono, come leggerli, dove metterli e quali errori evitare.
Quando la segnaletica è obbligatoria
L’art. 163 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che il datore di lavoro ricorre alla segnaletica di sicurezza quando, anche a seguito della valutazione dei rischi, risultano rischi che non possono essere evitati o sufficientemente limitati con misure tecniche o organizzative. La segnaletica non sostituisce le misure di prevenzione: serve ad avvertire, vietare, prescrivere e indicare.
Il datore di lavoro deve anche informare e formare i lavoratori sul significato dei segnali (art. 164).
Colori e forme: come leggere i cartelli
- Divieto: forma rotonda, pittogramma nero su fondo bianco, bordo e banda trasversale rossi. Esempi: vietato fumare, vietato l’accesso ai non autorizzati.
- Avvertimento: forma triangolare, pittogramma nero su fondo giallo, bordo nero. Esempi: pericolo tensione elettrica, carrelli in movimento, sostanze infiammabili.
- Prescrizione: forma rotonda, pittogramma bianco su fondo azzurro. Esempi: obbligo di casco, guanti, protezione dell’udito.
- Salvataggio o soccorso: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo verde. Esempi: uscita di emergenza, percorso di esodo, cassetta di pronto soccorso.
- Attrezzature antincendio: forma quadrata o rettangolare, pittogramma bianco su fondo rosso. Esempi: estintore, idrante, pulsante di allarme.
I pittogrammi di riferimento sono quelli della norma UNI EN ISO 7010, che armonizza i segnali a livello internazionale.

I tipi di segnaletica
Gli allegati da XXIV a XXXII del D.Lgs. 81/2008 disciplinano diverse forme di segnaletica:
- cartelli permanenti;
- segnali luminosi e acustici, ad esempio per l’evacuazione;
- comunicazione verbale;
- segnali gestuali, usati ad esempio nella movimentazione di carichi con gru;
- segnaletica su contenitori e tubazioni che contengono sostanze pericolose, con le indicazioni di pericolo;
- segnaletica per ostacoli e punti di pericolo (strisce gialle e nere o rosse e bianche) e per le vie di circolazione.
Dove e come posizionarla
- All’ingresso della zona a cui si riferisce il rischio o nelle immediate vicinanze di un rischio specifico.
- A un’altezza e in una posizione ben visibili, tenendo conto degli ostacoli.
- In luoghi ben illuminati; per vie di esodo e uscite di emergenza servono cartelli visibili anche in assenza di luce, con illuminazione di emergenza o materiali fotoluminescenti.
- Con dimensioni adeguate alla distanza da cui devono essere visti.
- Senza eccessi: troppi cartelli vicini riducono l’attenzione.
La segnaletica va rimossa quando la situazione che la giustificava non c’è più, e va aggiornata quando cambiano layout, attrezzature o sostanze. Nei cantieri si coordina con il piano di sicurezza: scopri il nostro servizio di sicurezza nei cantieri.
Gli errori più comuni
- Cartelli generici affissi ovunque, senza collegamento ai rischi reali.
- Cartelli sbiaditi, coperti da scaffalature o posizionati troppo in alto.
- Uscite di emergenza segnalate ma ingombrate o chiuse.
- Estintori spostati senza aggiornare il cartello.
- Cartelli di prescrizione dei DPI senza che i DPI siano effettivamente forniti.
- Nessuna formazione dei lavoratori sul significato dei segnali.
Domande frequenti
Quali cartelli di sicurezza sono obbligatori in un ufficio?
Di norma uscite e percorsi di emergenza, presidi antincendio, cassetta di pronto soccorso e divieto di fumo. Gli altri dipendono dai rischi presenti, ad esempio locali tecnici o quadri elettrici.
Che colore hanno i cartelli di emergenza?
Verde con pittogramma bianco per salvataggio e soccorso; rosso con pittogramma bianco per le attrezzature antincendio.
La segnaletica può sostituire le protezioni?
No. L’art. 163 la prevede per i rischi che non si possono eliminare o ridurre abbastanza con misure tecniche e organizzative.
Quale norma definisce i pittogrammi?
Il D.Lgs. 81/2008 (allegati XXIV-XXXII) stabilisce colori e forme; la norma UNI EN ISO 7010 definisce i pittogrammi armonizzati.
Bisogna formare i lavoratori sulla segnaletica?
Sì. L’art. 164 impone di informare e formare i lavoratori sul significato dei segnali e sui comportamenti da adottare.
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Fonti: D.Lgs. 81/2008, Titolo V, artt. 161-166 e allegati XXIV-XXXII; UNI EN ISO 7010.


