Nei primi otto mesi del 2026 in Italia sono morte sul lavoro 701 persone, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La provincia di Roma è quella con il numero più alto di decessi in occasione di lavoro in tutto il Paese: 24. I dati sono quelli dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente di Vega Engineering, elaborati sulle denunce INAIL aggiornate al 31 agosto 2026. Vediamo cosa dicono i numeri, quali settori e lavoratori sono più esposti e, soprattutto, cosa può fare concretamente un’azienda per non entrare in queste statistiche.
I numeri del 2026 in sintesi
- 701 vittime da gennaio ad agosto 2026, contro le 681 dello stesso periodo 2025 (+2,9%);
- 504 decessi in occasione di lavoro e 197 in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro;
- 404.809 denunce di infortunio in totale, in crescita del 5,4%;
- incidenza nazionale di 20,9 morti per milione di occupati.
Le regioni con l’incidenza più alta sono Calabria (33,8 morti per milione di occupati), Sicilia (28,9) e Campania (28,3). Attenzione: sono dati basati sulle denunce e quindi provvisori. Il dato definitivo arriva solo quando l’INAIL ha completato l’istruttoria dei singoli casi. La tendenza però è chiara: gli infortuni aumentano e le morti non calano.
Roma e il Lazio
Il dato che riguarda più da vicino il nostro territorio è quello della provincia di Roma: 24 decessi in occasione di lavoro nei primi otto mesi dell’anno, il valore assoluto più alto d’Italia. Nel report precedente, aggiornato a fine luglio, il Lazio nel suo insieme era tra le regioni a incidenza più bassa («zona bianca»), con 31 vittime in occasione di lavoro.
I due dati non si contraddicono. Roma ha un bacino di occupati enorme e un tessuto produttivo molto vario: cantieri pubblici e privati, logistica, commercio, sanità, servizi. Anche con un’incidenza nella media, il numero assoluto di vite perse resta il più alto del Paese. Per le imprese romane il messaggio è semplice: la prevenzione non è un adempimento, è la differenza tra un giorno di lavoro normale e una tragedia.

I settori più colpiti
Ecco i settori con più morti in occasione di lavoro tra gennaio e agosto 2026:
- Costruzioni: 83 decessi (16,5%);
- Trasporti e magazzinaggio: 68 (13,5%);
- Attività manifatturiere: 62 (12,3%);
- Commercio: 37;
- Agricoltura: 34.
Se si guarda alle denunce di infortunio nel loro complesso, in testa c’è la manifattura (46.469), seguita da sanità e assistenza sociale (25.617), costruzioni (25.050), commercio (22.653) e trasporti (22.475). La sanità quindi registra pochi infortuni mortali ma moltissimi infortuni: movimentazione dei pazienti, aggressioni, cadute, rischio biologico.
Le cause ricorrenti in edilizia e logistica sono note da anni: cadute dall’alto, schiacciamenti e investimenti da mezzi in movimento, ribaltamento di macchine, seppellimenti negli scavi. Quasi sempre alla base c’è un problema di organizzazione: lavorazioni non pianificate, interferenze tra imprese non gestite, formazione insufficiente o non verificata.
Chi rischia di più: età, stranieri, donne
- Lavoratori stranieri: 189 vittime nei primi otto mesi (137 in occasione di lavoro), il 27,7% in più del 2025. Il loro rischio di morte sul lavoro è oltre tre volte quello dei lavoratori italiani.
- Lavoratori maturi: nel report di fine luglio la fascia 55-64 anni contava il maggior numero di vittime (153 su 430 in occasione di lavoro). Gli over 65 avevano un’incidenza di 55,4 morti per milione di occupati, più del triplo della media.
- Donne: 63 decessi in totale (in occasione di lavoro e in itinere), contro 58 nel 2025. Su di loro pesa molto il rischio in itinere.
Questi dati hanno una conseguenza pratica precisa. L’art. 28 del D.Lgs. 81/2008 chiede che la valutazione dei rischi tenga conto anche delle differenze di età, di genere e della provenienza da altri Paesi. Un DVR uguale per tutti, che non considera chi svolge davvero quelle mansioni, non è conforme alla legge.
Cosa devono fare le imprese
1. Un DVR vivo, non un faldone
Il documento di valutazione dei rischi va aggiornato quando cambiano le lavorazioni, le macchine o l’organizzazione e dopo ogni infortunio significativo. Deve indicare misure concrete, responsabili e scadenze. È il primo documento che l’ispettore o il magistrato chiedono dopo un incidente.
2. Formazione efficace e verificata
Dal 2025 il nuovo Accordo Stato-Regioni del 17 aprile 2025 ha riordinato la formazione obbligatoria, con più attenzione alla verifica dell’apprendimento e dell’efficacia. Per i lavoratori stranieri la formazione deve essere davvero comprensibile, se serve con verifica della conoscenza della lingua. Approfondisci nella nostra guida alle FAQ sull’Accordo Stato-Regioni 2025 e scopri i nostri corsi obbligatori.
3. Cantieri: pianificazione e controllo
Nei cantieri servono POS e PSC coerenti con le lavorazioni reali, un coordinamento effettivo delle interferenze, l’uso di parapetti, linee vita e DPI anticaduta e il controllo degli accessi. Le imprese e i lavoratori autonomi che operano in cantiere devono essere in possesso della patente a crediti. Sono inoltre attesi gli sviluppi sul badge di cantiere. Vedi anche il nostro servizio di sicurezza nei cantieri.
4. Logistica e magazzini: separare persone e mezzi
Servono percorsi pedonali separati dalla viabilità dei carrelli, l’abilitazione degli operatori dei carrelli elevatori, manutenzione e verifiche periodiche delle attrezzature e una valutazione della movimentazione manuale dei carichi.
5. Non dimenticare il rischio in itinere e stradale
Quasi un decesso su tre avviene nel tragitto casa-lavoro. Per chi guida per lavoro (consegne, tecnici, rappresentanti) il rischio stradale va valutato nel DVR. Aiutano anche le scelte organizzative: orari, turni, pianificazione degli spostamenti.
6. Un RSPP presente, non solo sulla carta
Un RSPP esterno esperto che fa sopralluoghi, analizza i «quasi infortuni» e affianca i preposti è uno degli strumenti più efficaci per far funzionare davvero la prevenzione.
Domande frequenti
Quanti sono i morti sul lavoro nel 2026?
Secondo l’Osservatorio Vega Engineering su dati INAIL, da gennaio ad agosto 2026 le vittime sono state 701: 504 in occasione di lavoro e 197 in itinere, il 2,9% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.
Qual è la provincia con più morti sul lavoro nel 2026?
In valore assoluto è Roma, con 24 decessi in occasione di lavoro nei primi otto mesi del 2026. In termini di incidenza sugli occupati, le regioni più critiche sono Calabria, Sicilia e Campania.
Quali sono i settori più pericolosi?
Costruzioni, trasporti e magazzinaggio e manifattura, che insieme raccolgono oltre il 40% dei decessi in occasione di lavoro.
Cosa rischia il datore di lavoro in caso di infortunio mortale?
Oltre alle sanzioni del D.Lgs. 81/2008, il datore di lavoro e gli altri soggetti della sicurezza possono rispondere di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche. L’azienda può rispondere anche ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Un modello organizzativo e un sistema di gestione della sicurezza efficaci sono la migliore tutela.
Che differenza c’è tra infortunio in occasione di lavoro e in itinere?
L’infortunio in occasione di lavoro avviene durante l’attività lavorativa. Quello in itinere avviene nel normale percorso tra abitazione e luogo di lavoro (o tra due luoghi di lavoro) ed è anch’esso tutelato dall’INAIL.
Gruppo Alis lavora dal 1996 con le imprese di Roma e del Lazio su valutazione dei rischi, RSPP esterno, sicurezza nei cantieri e formazione obbligatoria. Vuoi verificare se la tua azienda è davvero in regola? Chiama lo 06 81174371 o scrivici dalla pagina Contatti.
Fonti: Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega Engineering, elaborazioni su denunce INAIL al 31 luglio e al 31 agosto 2026 (riprese da Orizzonte Scuola, 9 settembre e 12 ottobre 2026); D.Lgs. 81/2008.


